Sicurezza
In fila per firmare “contro” Firenze
In centro, sotto lo stemma mediceo, raccolte 3.000 firme. Ma c’è anche chi dice: «Almeno così i politici andranno a casa»
PRATO. «Prato senza questura? Se lo fanno sono tutti da denunciare». Amen. Finchè si scherza si scherza poi quando si comincia a fare sul serio Roberto Ilardi, tessitore pratese con 52 dipendenti («mica uno», ribadisce) non ha dubbi. Va fatta la guerra. E come lui, lungo lo struscio sotto Palazzo Novellucci, uno dei doni che Prato porterebbe alla città metropolitana, la pensano in tanti. «Questa è una città - dice l’imprenditore - con 200mila abitanti e problemi di sicurezza. Per portare la gente in questura a Firenze non ci sarebbero nemmeno i treni sufficienti».
In piazza del Comune si raccolgono le firme contro. E’ un via vai continuo. Da quando si è saputo della decisione del Governo di signori Dolfi, Ciardi, Toccafondi&C. a firmare ne sono arrivati tremila. I sostenitori della “Prato indipendente” si sono sistemati proprio sotto lo stemma dei Medici («perché il rischio è di tornare a quei tempi...») e in mano tengono il giornale con il sindaco Cenni fotografato sul gabinetto «perchè l’arte - commenta Angelo Petrai - ce l’abbiamo anche noi. Il nostro sindaco è come Cattelan».Se Firenze è il Rinascimento, Prato è l’arte contemporanea. E, in piazza del Comune, due più due fa quattro: Cenni è un artista che mette in scena performance provocatorie. Del resto a far notizia con i bisogni corporali la città non è nuova. Al Pecci, anni fa, fu esposta una cloaca.
E’ domenica ed è un fiorire di capannelli. I guai delle aziende coi loro fallimenti oggi sono andati in ferie. In ballo c’è la salvezza della Provincia. «Prato rimane Prato. Non si vorrà fare mica come con la Cassa di Risparmio a suon di discorsi è diventata di Vicenza e noi la banca non ci s’ha più», interviene Antonio Nenciarini che viene subito zittito da un’altra opinione. Quella di coloro che «i politici rubano ed è bene levargli il giochino». «L’arrosto che non tocca lascialo bruciare», dice infatti Nando Cerretti che va a braccetto con Roberto Nannini: «Ah, sì a noi non ce ne può fregare di meno».
Diverso è invece l’atteggiamento di Renzo Dolfi, storico commerciante ora in pensione. «A me avere la nostra provincia mi pareva giusto». Gianna Brogi è agguerritissima. «Una città importante come la nostra non può diventare l’Isolotto 2» e comunque, parole di Lucia Casini, «se proprio i fiorentini vogliono qualcosa si possono prendersi la metà dei cinesi». Il refrain è che Firenze «s’è campata per anni e ora basta di fare il loro sobborgo culturale» (Manuela Innocenti) ma la firma si mette più che altro per non perdere quello che serve in città. «Questura e servizi non possono essere tolti proprio dopo aver lottato così tanto per averli», dice in fila dal Mattei Sandra Paolieri.
Sembra impossibile trovare chi è favorevole. Eppure il sondaggio del Tirreno parla chiaro. E’ davanti alle fioriere che troviamo il partito del “sì alla città metropolitana”. E’ un capannello di pensionati che guarda un ex amministratore a passeggio.
«Tutti a casa. Se Dio vuole». Parola di Silvano Giusti, Giovanni Iacometti, Enzo Castiglioni, Alvaro Storai.
@ileniareali
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