La manifestazione
Ora comincia il “Risiko” degli uffici
In bilico la prefettura, la questura a rischio declassamento. L’esercito dei dipendenti: in 1400 tra Prato, Firenze e Pistoia
PRATO. L’obiettivo del consiglio dei ministri, dopo la “rottamazione” di 35 province e l’ingresso di Prato e Pistoia nella futura “metropoli” d’area vasta fiorentina, è scritto “nero su bianco” sul comunicato stampa emesso immediatamente dopo le decisioni sul riassetto: dimezzare gli uffici territoriali dello Stato. Non è poca cosa. Ma è lì che verranno, domani, i risparmi veri.
La Cgil lo sa molto bene. «Ora è il momento di approfondire i ragionamenti su come si possano mantenere i servizi sul territorio - spiega Giovanni Iorio, segretario generale della Funzione pubblica - anche sulla base di esigenze specifiche, in modo tale per cui si riesca a ottimizzare i costi senza incidere su funzionalità e qualità». Un’equazione difficile. Soprattutto in assenza di certezze visto che il decreto col quale il governo “taglierà” questure, sedi delle compagnie provinciali dei carabinieri, della guardia di finanza, Inps, Inail, agenzia delle entrate, del territorio, prefetture e quanto d’altro, è atteso per gennaio e con una fase di concertazione che si annuncia almeno nervosa. Perché già qualcosa si sta muovendo.
Esempio ne sia la Direzione provinciale del tesoro di Prato, l’ufficio periferico dello Stato che si occupa delle buste paga dei lavoratori e che per ora ha sede in via Montegrappa. «Il processo di unificazione con la sede fiorentina - dice Iorio - è già iniziato e bisognerà capire che fine faranno la quindicina di dipendenti dell’ufficio». Che non vivono ore serene. Due i punti fermi del sindacato: «Mantenere il dato occupazione - dice il segretario della Funzione pubblica - senza che si parli di esuberi». E «garantire i livelli e la qualità dei servizi sul territorio».
Secondo i ben informati la scure del governo, per prima, cadrà sulle prefetture tante e costose, secondo i conti già fatti dai ministeri degli Interni e della Funzione pubblica: 7 milioni il costo dei quella pratese, altrettanti per quella pistoiese.Totale 14 milioni di euro l’anno. Senza contare il costo delle prefettura del capoluogo della città metropolitana. Dunque: difficile che sedi provinciali della prefettura possano restare, un domani, a Prato e Pistoia. «Ma potrebbe - spiega Iorio - restare uno sportello, magari finalizzato all’immigrazione». Ovvero: servizi prioritari, ma con meno dirigenti dallo stipendio “pesante”. Questa, in sintesi, dovrebbe essere la “ratio” che guiderà il ridisegno. Che ne sarà della questura? Il rischio è quello del declassamento: da questura a sede di commissariato, come ante 1992 e sul fronte dei carabinieri, passare dal un comando provinciale a una compagnia di ambito cittadino. Un tema “caldo” a Prato sul quale il centrodestra si appresta a dare battaglia. «Ma anche questa - spiega il deputato Pd Andrea Lulli - è una semplificazione. A partire dalle specificità dei territori credo si andrà all’individuazione di quali siano i settori su cui rafforzare controllli e indagini». E’ solo uno dei possibili scenari, ma si potrebbero ipotizzare delle sorti di dipartimenti per contrastare, per esempio, la lotta all’immigrazione clandestina o la criminalità economica. Che in futuro l’ordine pubblico a Prato sia affidato a un commissariato o a una questura, la differenza sarà data dai numeri: pochi agenti, poca sicurezza. Già ora sono insufficienti. Poi c’è il grande, delicatissimo tema del destino dei dipendenti delle Province. Un esercito: 800 a Firenze, 400 a Pistoia, 170 a Prato. Se dovessero tutti passare direttamente nella città metropolitana, il nuovo ente si troverebbe con circa 1400 dipendenti ancora prima di iniziare l’attività. Andrà così? «Anche se la struttura e l’organizzazione del lavoro di sicuro cambieranno - è la convinzione di Iorio - il personale sarà necessario, appunto, per far funzionare i servizi». Quelli che verranno centralizzati e quelli che invece resteranno con sportelli periferici. Si vedrà.
Infine c’è chi, sul tema del riordino e del passaggio di Prato nella città metropolitana, pare avere le idee chiare. È la consigliera di Calenzano Monica Castro, la stessa dello spogliarello in aula consiliare, per protesta contro il governo Monti. Castro, questa volta, ha scelto la piazza di Facebook per dire la sua: «Che senso ha dire “Prato mai con Firenze”. -ha scritto - Scusate pratesi ma è come se un lebbroso dicesse mai più con uno sano». Tutto chiaro?
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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