Il Tirreno

Prato

Nessun aumento, sarebbe ingiusto

di Antonio Valentini
Nessun aumento, sarebbe ingiusto

Il sindaco Cenni: serve una finanza pubblica virtuosa ma non a spese dei cittadini

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PRATO. Sindaco, il Comune di Prato ha deciso di non ritoccare l’Imu. Ciò significa che la vostra situazione finanziaria è florida?

«Assolutamente no. Abbiamo cercato di rimodulare con maggior giustizia una legge che ci è piovuta addosso: l’Imu sembra comunale, in realtà è una tassa statale mascherata. E quindi vorremmo renderla più umana: la riteniamo ingiusta, per questo abbiamo lasciato le aliquote invariate».

Potevate permettervelo, altrimenti le avreste rialzate.

«È vero il contrario. Però le abbiamo lasciate invariate non solo sulla prima casa, ma anche sulle attività, dove l’Imu è rimasta ferma al 7,6 per mille. Altrove l’hanno portata all’8,8 oppure al 10 per mille. Questo ha comportato un grosso sacrificio economico, considerato che ogni punto di Imu sulle attività economiche equivale, per il Comune, circa 7,8 milioni di euro».

Quanto ricevete in meno dal governo?

«Nel 2010 i trasferimenti furono ridotti di 51 milioni, nel 2011 di 45 e quest’anno di circa 25. Abbiamo reagito con una politica di rigore e puntato al recupero dei residui passivi. Prendiamo ad esempio il parcheggio del Serraglio: il Comune di Prato si era dimenticato di chiedere alla Regione oltre tre milioni e mezzo di euro, che ci sono stati riconosciuti come credito, già inscritto a bilancio».

Tuttavia non basterà stringere i cordoni della borsa, i pratesi pagheranno al pari degli altri italiani. I servizi ne risentiranno?

«Dalla cultura al sociale il Comune di Prato ha mantenuto i propri impegni di spesa. Se in caso i minori trasferimenti di Stato e Regione sono andati a incidere sul bando degli affitti. E gli affitti sono un’autentica tragedia per noi, che disponiamo di poche case popolari: siamo la città cenerentola della Toscana».

Come può dirlo?

«Sono i numeri a provarlo. Siamo una città di 189mila abitanti e disponiamo di 1400 appartamenti di edilizia popolare. Livorno ne ha oltre 8mila. Ce ne servirebbero almeno duemila in più».

Ma stavamo parlando dei servizi...

«Certo e vorrei aggiungere che abbiamo utilizzato il residuo di spesa dell’anno scorso. Con questo siamo riusciti a salvarci. Ma se si va avanti di questo passo, nel 2013 saremo in difficoltà».

E dunque, a conti fatti di quale cifra avete dovuto fare a meno?

«Il saldo negativo, fra trasferimenti in meno e Imu, è di circa cinque milioni. Però cerchiamo di fare il possibile per evitare contraccolpi sulla popolazione. Ad esempio le porto le mense: abbiamo tutelato le fasce economiche più deboli innalzando il contributo delle famiglie con reddito Isee superiore ai 37mila euro».

Prevedete ulteriori economie?

«Intanto ci siamo impegnati sul recupero dell’evasione fiscale. Nel 2011 era quasi 1,7 milioni, circa 2 nel 2012. E infine voglio ricordare i maggiori risparmi fatti sul personale: dai 44 milioni di spesa nel 2009 si è scesi a 42,6, con un rapporto che ci ha permesso d’inserire quasi 50 giovani con contratto a progetto e di fare delle assunzioni. Non è poco».

Se continua la stretta finanziaria, nel 2013 però dovrete aumentare l’Imu.

«Vedremo se l’Imu diventerà tassa comunale vera e propria a fronte dei minori trasferimenti. E d’altra parte i 25 milioni che il governo ci dà, a fronte di 189mila abitanti, sono ben poca cosa, poco più di cento euro a testa. Pensi, che a Firenze sono più di 500...»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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