Sicurezza
«Il turismo è una carta da giocare ma Prato diventi ospitale»
Per Rodolfo Tomada, gestore dell’ex Stella d’Italia, la città dovrà essere un albergo diffuso Dal barista, al commerciante fino al vigile urbano però tutti devono cambiare atteggiamento
PRATO. Se fossero tutti un po’ più ospitali, Prato avrebbe ampie possibilità di sviluppo turistico. Ne è convinto Rodolfo Tomada, storico albergatore pratese e discendente della famiglia Caciotti Tomada che per decenni ha gestito la Stella d’Italia nel cuore del centro storico. «Per avere una ricaduta positiva sull’economia locale, dovremmo essere tutti più disponibili verso i turisti e i visitatori che vengono da fuori - osserva - dal poliziotto al commerciante, dall’amministratore all’uomo di strada».
Dopo oltre trent’anni di carriera e aver combattuto (invano) a fianco delle associazioni di categoria per lo sviluppo di un consorzio di aziende con lo scopo di valorizzare le risorse turistiche sul territorio, crede ancora nelle potenzialità di Prato. E a chi sostiene che la città laniera non abbia i numeri per farcela, l’imprenditore proprietario dell’hotel Flora, risponde che anzi, proprio dietro la bellezza dei suoi tesori si nascondono grandi opportunità. «Sapete che Filippino Lippi - dice riflettendo sul patrimonio artistico - è ormai quasi più quotato di Botticelli?». «Certamente - aggiunge - per riuscire a fare qualcosa di buono si devono coalizzare le forze, l’individualismo che qui è portato all’eccesso, non paga».
AI TEMPI DEI SOCIAL. La sua idea di città è quella di una sorta di albergo diffuso in cui ciascuno fa la sua parte. E’ vero che negli ultimi tempi sono stati fatti passi in avanti, ma il turista di oggi è talmente emancipato che non solo pretende il meglio, ma sa anche come ottenerlo. La tecnologia, con il grosso contributo dei social e dei vari Tripadvisor, gli ha facilitato le cose: ormai basta un click per trovare una sistemazione confortevole e preferire un soggiorno a un altro. «Se vogliamo che il giudizio sulla città sia complessivamente positivo, occorre dare ai turisti che alloggiano nelle nostre strutture ricettive anche l’accesso al centro storico e ai parcheggi - spiega - non è solo questione di autorizzazioni di cui disponiamo, ma di attitudine all’accoglienza che spesso manca proprio tra gli abitanti. Del resto, dopo anni di monocultura, non potrebbe essere diversamente…».
«CITTA' D'ARTE E CULTURA». Non è un’invenzione delle recenti amministrazioni. Il primo ad accorgersene fu proprio Mario Tomada, padre di Rodolfo, che lo mise nero su bianco nei depliant che fece stampare per clienti dell’albergo di famiglia. «Laureatosi in filosofia, mio padre iniziò a interessarsi del settore alberghiero nel primo Dopoguerra - racconta - già all’epoca negli opuscoli informativi dedicati ai visitatori, scriveva: “Prato città d’arte e d’industria”. A dimostrazione del fatto che noi ci abbiamo sempre creduto».
Prima di scoprirsi città capace di offrire attrattive anche sotto altri punti di vista, Prato si identificava quasi completamente nel tessile. Quando a causa della crisi le fabbriche hanno iniziato a chiudere e i clienti a scarseggiare con ricadute negative su tutto il settore alberghiero e ricettivo, sono comparsi i primi tentativi di delineare un profilo del territorio diverso da quello entrato nell’immaginario collettivo. «Il primo sviluppo di tipo turistico della città era legato alle comitive in visita a Firenze - spiega - ma non era sufficiente perché l’indotto ne traeva un beneficio modesto. Oggi paghiamo le conseguenze di un ritardo di diversi anni rispetto a Pistoia, Lucca e Siena, che hanno avviato prima di noi questo percorso».
LE OCCASIONI MANCATE. Troppo occupati a lavorare per accorgersi dei tesori di casa propria. Sarebbe questo il peccato originale compiuto dai pratesi, i quali, secondo Tomada, si sarebbero lasciati sfuggire diverse occasioni. Gli viene da mordersi le mani quando sente parlare dell’invasione di visitatori nel territorio lucchese per il Comics&Games. «E pensare che prima di Lucca la capitale mondiale del fumetto era Prato - dice - qui, per alcuni anni consecutivi, si è svolta un’importante fiera del settore». Resta il rammarico anche per l’archivio Malaparte che la sua città avrebbe meritato. «Di imprenditori veri ne sono rimasti pochi - conclude - molti preferiscono la rendita all’impresa, evidentemente, è venuto a mancare l’amore per la città».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
