Finanza
Prof di più a scuola, precari a casa
Monticelli (Cgil): l’insegnamento a 24 ore fa risparmiare lo Stato, ma fa perdere posti. Il caso di Prato
PRATO. A quasi due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, la scuola pubblica italiana naviga nell’incertezza. Lo testimoniano le numerose mobilitazioni a livello nazionale. All’ordine del giorno ci sono sempre- come da tre anni a questa parte- i tagli alle risorse e al personale, senza contare l’ultima proposta di legge di elevare a 24 ore l’orario di insegnamento dei docenti delle secondarie. Una proposta che ha sollevato perplessità e malcontento, soprattutto tra i precari. La scuola pratese non è immune ovviamente da questi problemi. Per saperne di più, abbiamo incontrato Daniele Monticelli della Flc Cgil di Prato.
Come è cominciato quest’anno scolastico?
«È cominciato nel ritardo generale, soprattutto per questioni ministeriali. Fino allo scorso anno le iscrizioni, per tutte le scuole di ordine e grado, venivano fatte a gennaio. Quest’anno con il posticipo siamo arrivati a metà marzo. E questo slittamento ha portato a ritardi nelle immissioni di ruolo, nelle nomine dei supplenti, nelle assegnazioni provvisorie ecc. Quando sono stati nominati i supplenti, tanto per dirne una, la normativa non era ancora stata approvata. L’anno scolastico è iniziato all’insegna dell’incertezza, per i lavoratori e per gli utenti».
Ci sono state molte mobilitazioni, altre sono in programma. Quali sono i problemi più urgenti?
«Da tre anni a questa parte, direi che il problema fondamentale sono stati i tagli al personale e alle risorse. Per i lavoratori della scuola e i dirigenti l’organizzazione del lavoro si è trasformata in una corsa alla ricerca di soluzioni tampone. La programmazione scolastica ne ha risentito: senza personale tutto rimane indietro. La scuola italiana vive alla giornata, con le norme che cambiano in continuazione, le circolari che arrivano e i buchi da tappare. I fondi di istituto scarseggiano e molti progetti non sono più garantiti. Il quadro è un po’ questo. Il 24 ottobre c’è stata un’assemblea al Gramsci Keynes e altre si sono svolte in altre scuole. La giornata di mobilitazione del 14 novembre con lo sciopero generale di 8 ore sarà l'occasione per dare una risposta di tutti i lavoratori all'attacco al modello sociale europeo».
Parliamo della scuola pratese. Quali sono le emergenze?
«Certo nel panorama nazionale ci sono realtà scolastiche messe peggio di Prato, ma devo dire che la nostra non è un’isola felice. Tra i problemi più urgenti da risolvere c’è senza dubbio quello della carenza del personale Ata nelle scuole del primo ciclo (infanzia e primaria) là dove la sorveglianza e le responsabilità sui minori sono più alte. Quando la sorveglianza è affidata a un unico bidello, una scuola è costretta a rimettere in discussione tutto il resto e anche progetti utili e funzionali come il progetto colazione saltano. Faccio degli esempi. Alle Castellani c’è un solo collaboratore scolastico per 400 alunni. E anche l’episodio di cui si è parlato tanto alle Puccini, del bambino caduto dal ballatoio, forse con più personale di sorveglianza, poteva essere evitato».
Sul fronte insegnati come siamo messi?
«Stimare i precari è sempre difficile, sono un dato fluttuante. Certo la proposta di innalzare le ore d’insegnamento dei docenti delle secondarie a 24 ore farebbe risparmiare lo Stato, ma spazzerebbe via tutti i supplenti, che sono circa il 40% del corpo insegnante delle nostre scuole. Poi a Prato c’è il problema degli insegnanti di sostegno che sono sempre insufficienti di numero, tenendo conto che i ragazzi certificati sono tutti gli anni in aumento. La questione degli insegnanti è delicata e complessa. Chi lavora ha il problema di non avere garanzie di stabilità e continuità e chi non lavora, probabilmente resterà a lungo precario o disoccupato. Il corso annuale abilitante (Tfa) e il concorso di fatto daranno chance a pochissimi. Insomma il sistema continua ad alimentare la precarietà e per i docenti vengono richiesti sempre titoli più specifici».
E le strutture scolastiche del territorio come stanno?
«Nonostante le rassicurazioni ci sono ancora diverse strutture da sistemare. Scuole che non hanno palestra e che non rispondono del tutto ai requisiti di sicurezza. Le Puddu non hanno palestra, i ragazzi del Marconi fanno educazione fisica in via Roma e potrei fare altri esempi».
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