Sicurezza
Scommessa tra scapoli sul vino migliore del 1600
VAIANO. Un documento ritrovato nell’Archivio di Stato di Prato, nelle carte Vaj, testimonia che a Vaiano ,nel 1600 si produceva vino, anzi, esistevano due tipologie a secondo che le vigne fossero...
VAIANO. Un documento ritrovato nell’Archivio di Stato di Prato, nelle carte Vaj, testimonia che a Vaiano ,nel 1600 si produceva vino, anzi, esistevano due tipologie a secondo che le vigne fossero poste nel versante davanti al monte di Javello o in quello che guarda la Calvana. «Il documento ritrovato – spiega il sindaco di Vaiano Annalisa Marchi – riguarda una competizione fra due giovanotti, ma soprattutto è una testimonianza della presenza di viti nel nostro territorio. Da qui l'idea di poter ricominciare a produrre vino sulle nostre colline, aggiungendo un ulteriore tassello all puzzle della filiera corta». Quando si parla di Bacco, inevitabilmente viene citata anche Venere; la scommessa infatti, riguarda una questione pre matrimoniale datata 1630. La vicenda vide contrapporsi due nobili giovanotti: Cristofano di Flamminio Buonamici dla cui famiglia era proprietaria della villa di S.Gaudenzio e Tommaso di Baccio Vaj, nato nel 1600 e che all’epoca bazzicava dalle parti della villa del Mulinaccio, allora di proprietà degli Strozzi, dopo il periodo d’oro del Cinquecento dei Sassetti. Giovanotti trentenni, scapoloni dunque se si considera che a quell’età i giochi matrimoniali in genere dovevano essere già fatti: due gaudenti, che disputavano tra loro su tutto, a cominciare dal vino, se era più buono quello che si faceva sull’uno o sull’altro versante vaianese. Tommaso Vaj scrisse di suo pugno la scommessa che lo contrappose a Cristofano Buonamici. Chi dei due si fosse sposato prima, avrebbe pagato all’altro un vestito di velluto del valore di cinquanta scudi e sette lire. Come andò a finire? La risposta è in una successiva scritta dell’11 gennaio del 1647, nella quale si legge: “Io Cristofano Buonamici sono soddisfatto e contento dal signore Tommaso Vaj”, che pagò all’altro il vestito di velluto, quando sottoscrisse la scritta matrimoniale. Tommaso aveva resistito 17 anni, per tener fede alla scommessa, e al matrimonio con Francesca di Giuliano Leonetti arrivò solo, alla fine, nel 1649, dove probabilmente fu anche servito il vino dele vigne della villa al Mulinaccio.
Alessandra Agrati
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