I suoceri tentano di incastrare la nuora
Con la complicità di un poliziotto e di un investigatore privato, fanno trovare droga nella sua macchina: tutti in manette
PRATO. I suoceri che tentano di incastrare la nuora facendole trovare in macchina la droga, un poliziotto compiacente, un investigatore privato senza scrupoli. Sembrano i personaggi di un film a tinte forti, invece è tutto vero, almeno secondo il sostituto procuratore fiorentino Luigi Bocciolini, che ha chiesto e ottenuto dal gip l’arresto di tutti e quattro.
Si tratta dell’assistente capo Matteo Casalini, 37 anni, in servizio all’ufficio di gabinetto della Questura di Prato; di Andrea Collini, 62 anni, e della moglie Romilda Giovannini, 59, entrambi residenti a Rignano sull’Arno; e dell’investigatore privato Alessandro Panzani, 60 anni, titolare dell’omonima agenzia di viale Fanti a Firenze.
La storia, così come è stata ricostruita dalla Questura, inizia lo scorso 19 luglio nel parcheggio della piscina Hidron di Campi Bisenzio. Lì è parcheggiata l’auto di una brasiliana di 26 anni, che ha portato la figlia in piscina. Una soffiata raccolta dal poliziotto e girata alla squadra mobile provoca l’intervento della Narcotici, che effettivamente trova 86 grammi di hashish e 56 grammi di marijuana nell’auto. La giovane brasiliana cade dalle nuvole, protesta a gran voce la sua innocenza, ma intanto viene denunciata.
Sarà lei stessa a far drizzare le antenne agli uomini della Mobile, raccontando di rapporti difficili con la suocera, Romilda Giovannini, che l’anno scorso l’avrebbe minacciata al telefono per incomprensioni familiari. I poliziotti decidono di vederci chiaro e acquisiscono i tabulati telefonici del collega, l’assistente capo che aveva detto di aver ricevuto la soffiata sulla droga da un confidante albanese. Si scopre così che in quei tabulati non c’è traccia di conversazioni col fantomatico confidente, ma ce ne sono molte, sospette, con l’investigatore privato fiorentino e coi suoceri della giovane brasiliana. E’ chiaro che la storia puzza. Per questo il sostituto procuratore Bocciolini ordina di mettere sotto controllo telefoni e auto degli indagati. E dalle conversazioni arrivano, secondo la polizia, ulteriori conferme che si è trattato di una trappola ai danni della brasiliana.
Secondo la ricostruzione della Questura, sarebbero stati Casalini e Panzani a mettere la droga nell’auto della brasiliana, «su disposizione dei suoceri e dietro il pagamento di una somma ingente».
Ma per quale motivo i suoceri avrebbero dovuto odiare così tanto la nuora fino al punto da costruire una falsa accusa di spaccio? Secondo la polizia, la suocera temeva che la donna potesse tornare in Brasile portandosi dietro la nipote, un timore, secondo gli inquirenti, totalmente infondato.
Se la storia sia andata davvero così dovrà deciderlo un giudice, ma non può non colpire la mancanza di perizia dimostrata dal poliziotto e dall’investigatore privato. Se davvero hanno architettato la trappola, avrebbero dovuto sapere che in certi casi non è consigliabile lasciare così tante tracce. Quanto al marito della brasiliana, al momento sembra che fosse all’oscuro di tutto.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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