Gioco
Detenuti semiliberi a servire ai tavoli di “Fuori di pizza”
Apre oggi a San Paolo il locale che offre una chance di riscatto alle persone che stanno scontando una pena
PRATO. Cercano, in modo diverso, una seconda chance. Due mondi solo apparentemente lontani. Carcere e salute mentale. Detenuti e soggetti con disagio psichico. Non chiamateli fuori di testa. Semmai, “Fuori di pizza”. Provocatoriamente, si vuole giocare sul nome del locale che ufficialmente apre i battenti stasera. Si chiama così la pizzeria al circolo Uisp di San Paolo (via Attilio Ciardi) preso in gestione al piano terra dalla nuova sportiva dilettantistica “Me la cavo”, nella quale confluiscono iscritti di altre associazioni sorte nel corso degli anni come “costole” della polisportiva “Aurora” (“Nuove Idee” nata nel 2006 per la riabilitazione lavorativa di soggetti con disabilità psichiche, “Pangea” costituitasi a gennaio 2012 e composta solo da utenti del dipartimento di salute mentale: un unicum a Prato). Il vulcanico Luciano Giusti, direttore sportivo ed educatore dell’Asl 4, già fondatore 18 anni fa di “Aurora” e “Nuove Idee”, usa la parola chiave di “costellazioni”. «Per definire questo fluire di associazioni da cui deriva una concatenazione di persone e idee. Parliamo di 200 soci in tutto, tra le varie realtà, di cui molti combaciano all’interno di associazioni diverse. “Pangea” è l’ultima scommessa: aggrega gli utenti, persone che hanno preso coscienza dei loro diritti». Quello della pizzeria al circolo Uisp è l’ultimo dei progetti educativi legati alla triade di associazioni “Aurora”, “Nuove Idee” e “Pangea”, coinvolgendo i detenuti in semilibertà della Dogaia. Come Alfonso, Franco e Angelo che stanno pagando il debito con la giustizia (uno di loro è un ergastolano). Addosso il grembiule per servire ai tavoli, in virtù del loro regime di semilibertà assaporeranno qualche ora fuori le sbarre, per poi fare ritorno in cella entro le 22.30 (sarà chiesto alla direzione del carcere di prolungare l’orario fino alle 23.30). Tanto “Fuori di pizza” non rimarrà sguarnita visto che a mandarla avanti fino a chiusura penseranno Francesco e Giammarco, il cuoco-pizzaiolo (è anche volontario di “Aurora”) e il ragazzo impegnato nel servizio civile, oltre un esercito di altri volontari capitanati dal presidente di “Me la cavo” Fabio Gori. Tra i detenuti invece che spenderanno qui le loro ore di volontariato spiccano Angelo cui mancano quattro anni per scontare la condanna per concorso in omicidio, oltre a Alfonso, ergastolano che parla ben quattro lingue. Per ora la pizzeria si autofinanzierà e rimarrà aperta dal giovedì alla domenica (a pranzo e cena): c’è tutta l’intenzione di accaparrarsi la clientela del quartiere puntando sulla collaborazione con la Pro Loco di San Paolo, con un occhio di riguardo per le società sportive che a mangiare qui saranno sempre le benvenute. Le sfiziosità di “Fuori di pizza” sono riservate ai soci Uisp: chi è senza tessera, potrà sottoscriverla in pizzeria con 5 euro di spesa che gli frutteranno un vasetto di marmellata in regalo prodotta da “Nuove Idee”. Ma il passaggio dalla cella al grembiule in pizzeria per tre detenuti della Dogaia non sarebbe stato possibile se i ragazzi con disturbi mentali della “Pangea”, una ventina in tutto, non si fossero messi alla ricerca di luoghi d’aggregazione».
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