Attenzione
«Ricordo il gommone ormeggiato alla mia edicola»
POGGIO A CAIANO. Oggi, la mattina di 20 anni fa Poggio a Caiano si risvegliò sotto tre metri di acqua, fango e gasolio. La notte tra il 30 e il 31 ottobre del 1992 un 'enorme massa d'acqua sgretolò l'...
POGGIO A CAIANO. Oggi, la mattina di 20 anni fa Poggio a Caiano si risvegliò sotto tre metri di acqua, fango e gasolio. La notte tra il 30 e il 31 ottobre del 1992 un 'enorme massa d'acqua sgretolò l'argine dell'Ombrone inondando il piccolo comune mediceo, Candeli e il centro in particolare. Tremilacinquecento persone vennero evacuate con gommoni e anfibi nel mezzo della notte. All'alba lo scenario fu spettrale. Abitazioni, negozi, garage e capannoni artigianali completamente coperti dall'acqua. I poggesi riversati sui ponti e sulla salita sotto la Villa medicea che guardavano, ancora increduli e pieni di rabbia, gli sforzi di una vita intera mangiati dal fango e dalla furia cieca dell'acqua. Tutto questo avveniva ben venti anni fa. Eppure sembra ieri. Il ricordo di quei momenti tragici e di cosa abbia significato rimboccarsi le maniche e ricominciare, è ancora vivo nella memoria di chi l'ha vissuto. Un nervo che torna a scoprirsi ogni qual volta piove per più di due giorni. La processione dei poggesi sul fiume per controllarne il livello, è viva testimonianza della paura per quanto accaduto nel 1992. «Ricordo ancora la Fiat 126 che volteggiava in via Vittorio Emanuele portata dalla corrente – racconta Simone Cecchi, titolare dell'edicola di piazza XX Settembre, finita sotto due metri di acqua – Quando domenica mattina l'acqua si ritirò un pò trovai il gommone dei vigili del fuoco ormeggiato alla mia edicola». Rialzarsi dopo questa batosta fu difficile sopratutto per i commercianti. In tanti chiusero bottega. Piero Coppini ad esempio ci ha rimesso ben tre attività: il negozio di elettrodomestici, il laboratorio di divani e poltrone e il centro telefonia. Un danno troppo elevato per ricominciare: «Quella notte misi in salvo il maggior numero possibili di elettrodomestici. Poi tornai a casa a piedi. In quel momento l'Ombrone ruppe l'argine e io mi ritrovai davanti l'ondata. Salii su un mezzo anfibio che mi portò a casa. Ricordo che nonostante tutto il giorno dopo comprai latte e pane e li distribui per le case di Candeli». In tanta tristezza un aneddoto simpatico per chiudere questi primi 20 anni dall'alluvione. Si racconta che Piero Cambi, che l'anno seguente diventerà sindaco, a quanti gli portavano da mangiare con i gommoni perchè rimasto bloccato nella sua casa, rispondeva: «Non ho fame, voglio le sigarette». (e.b.)
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