La manifestazione
Prato sotto Firenze, no di Cenni e Gestri
Il governo va verso la deroga per le città metropolitane. Mazzoni: «Battaglia subito, così si espropria il territorio»
PRATO. Accompagnato il “provincione”- Prato, Pistoia, Lucca e Massa- alla porta ecco entrare dalla finestra la “cittadona metropolitana”: Firenze che allarga le fauci e nel suo perimetro di ex città metropolitana dai confini identici all’attuale provincia, ingloba Prato e pure Pistoia. E’ una delle deroghe all’esame del consiglio dei ministri che ieri ha affrontato la spinosa questione del decreto di riordino dopo aver ricevuto le indicazioni dei Consiglio delle autonomie e delle Regioni. Ultima decisione rinviata a oggi - causa sospensione del consiglio chiamato in aula per la fiducia al decreto anti corruzione - ma la tendenza appare chiara: nessuna deroga sulla composizione delle nuove province che dovranno stare dentro i criteri stabiliti dal primo decreto (350mila abitanti, 2500 chilometri quadrati), deroghe invece possibili per le cosiddette “città metropolitane”. Quelle “intoccabili” fino alla settimana scorsa.Evidentemente le pressioni ci sono state e anche fortissime se è lo stesso “padre” della legge di riordino, il ministro Filippo Patroni Griffi ad ammetterlo.
«Un colloquio avuto stasera (ieri ndr) alla Camera col ministro Patroni Griffi mi ha confermato purtroppo che si va verso l'allargamento della Città metropolitana fiorentina alle province di Prato e Pistoia». La peggiore delle opzioni, secondo il deputato Pdl Riccardo Mazzoni. «Ho capito - spiega - che sono in atto fortissime pressioni politiche perché il governo smentisca se stesso e l'impostazione originaria che aveva dato al decreto». Patroni Griffi ha confermato «che non ci saranno deroghe per nessuna provincia, mentre è in corso, appunto, un ripensamento sui confini delle città metropolitane. Porta chiusa dunque - aggiunge Mazzoni - all'ipotesi di una deroga per Prato-Pistoia, e nel cdm il ministro porterà due sole opzioni: o la provincia da Prato a Massa, o l'accorpamento di Prato e Pistoia nella Città metropolitana». Un’altra “chicca” Patroni Griffi la consegna al deputato: il fatto cioè che il vero problema nel Risiko toscano degli accorpamenti non sia stato rappresentato da Pisa e Livorno ma dalle liti «su Firenze-Prato e Pistoia». Mazzoni ha fatto presente al ministro che «riportare la terza città del centro Italia sotto Firenze con la conseguente perdita degli uffici territoriali dello Stato, è un ingiustificabile colpo di mano». Ha fatto presente la questione immigrati e la necessità di mantenere sul territorio questura, carabinieri e guardia di finanza . «Su questo Patroni Griffi - continua Mazzoni - mi ha assicurato che non ci sarà automatismo tra la perdita dello status di capoluogo e quella degli uffici territoriali, e che la dislocazione degli uffici verrà decisa dal governo in altra sede».
Dire che il sindaco Roberto Cenni è infuriato, questa volta è dire poco. «Quello che sta accadendo- attacca - è un obrobrio. Si cancella per decreto una città di 190mila abitanti, senza riconoscerne ruolo e dignità. Il governo ha contraddetto sè stesso e senza dare alcuna spiegazione. Se la nuova legge sarà come quella scorsa - aggiunge - se, cioè, i Comuni limitrofi alla città metropolitana per entrare in quei confini dovranno dare l’adesione, bè ecco, per Prato non accadrà mai. Ci opporremo fino in fondo». Non è disponibile Cenni, tanto per fare un’esempio, a regalare «la pianificazione urbanistica a una città che ha fatto tanto per sè stessa - conclude Cenni riferendosi a Firenze - ma di sicuro non ha mai mosso un dito per il bene di Prato».
Toni meno accesi ma contenuti molti simili per il presidente della Provincia Lamberto Gestri che resta fermo in quelle che sono state le decisioni del Cal «a larga maggioranza»: deroga per Prato e Pistoia per formare un unica provincia. «Sono due - dice Gestri - i punti dai quali Prato non può prescindere: la pari dignità che il territorio deve mantenere rispetto a tutti gli altri in questa fase di riorganizzazione e il ruolo di capoluogo per garantirsi gli uffici territoriali». Per il presidente della Provincia «una riflessione sull’area vasta e sul suo governo si può anche fare, ma senza abdicare per nessun motivo a quei due punti fermi».
Dopo l’approvazione in consiglio dei ministri il decreto passerà per la discussione prima in commissione e successivamente in aula. «Il governo non porterà un provvedimento blindato in Parlamento - chiarisce Mazzoni - L'iter partirà dalla Camera e dovremo dare subito battaglia. Ma in queste ore - aggiunge - sarebbe utile che, oltre alla mia, si levassero altre voci, da tutte le forze politiche, per impedire quello che si prefigura come un vero e proprio esproprio dell'autonomia di Prato». La prima conseguenza? «Se ciò accadrà - conclude Mazzoni - il governo non avrà più il mio voto di fiducia su nessun provvedimento».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
