Il Tirreno

Prato

«Ecco la mia verità sul crac Lineapiù»

di Ilenia Reali
«Ecco la mia verità sul crac Lineapiù»

Giuliano Coppini a ruota libera sull’adesione all’Unione industriale e sui colleghi che contribuirono ad aumentare il capitale

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PRATO. Lineapiù è ancora una ferita aperta. Lo è per alcuni imprenditori pratesi che hanno scommesso sull’azienda senza poi ottenerne i frutti sperati, lo è per Giuliano Coppini che quella azienda, nata dal suo estro, l’ha vista andare all’asta. E anche se ormai di acqua sotto i ponti ne è passata e a Lineapiù, nonostante l’acquisto dell’imprenditore fiorentino Alessandro Bastagli(mister Everlast), Coppini continua ad essere l’uomo-prodotto è evidente che certe ferite sono difficili da riemarginare.

Lineapiù, nonostante il periodo di grave crisi e di amministrazione straordinaria, continua a essere una delle eccellenze italiane tra le aziende di filati. E nel distretto se ne parla. Se ne parla all’Unione industriale pratese dove, pur senza una richiesta di Bastagli, gli imprenditori sono divisi sull’ipotesi di reingresso in associazione.

“Chi ha perso i soldi ha delle responsabilità”. «Mi sento di fare delle puntualizzazioni», interviene nell’argomento Giuliano Coppini dopo un articolo uscito sul Tirreno nei giorni scorsi in concomitanza con l’inaugurazione dell’archivio del filato, un eccezionale museo che ricostruisce la storia della moda passando dai fili per arrivare ai vestiti delle più grandi maison del mondo.

«Quando si parla di imprenditori che hanno perso dei soldi nella ricapitalizzazione di Lineapiù avvenuta nel 2006 credo sia importante dire che quella non fu un’estorsione ma una scelta volontaria conoscendo qual era la situazione. Alcuni trasformarono il loro credito in aumento di capitale altri scelsero di entrare in azienda. Per farlo decisero di cambiare l’amministratore delegato a cui dettero tutte le deleghe. Fui estromesso anche dal commerciale e quelli furono gli anni più bui di Lineapiù. Credo quindi che non si possa imputare a me il fatto che hanno perso dei soldi».

Il fatto a cui si riferisce Coppini è chiaro. Tra coloro che aderirono all’aumento di capitale c’era Alberto Pecci (evidente il riferimento anche se il patron di Lineapiù non vuol fare nomi) che chiese di nominare amministratore un ex dirigente della maison Armani sostenendo la tesi che era necessario un passaggio di mani per evitare che il perpetuarsi di scelte aziendali potesse peggiorare ulteriormente la già grave situazione.

“Ecco cosa accadde nel 2006”. Un ingresso quello del nuovo ad che portò un uragano. «Con l’arrivo dell’amministratore - dice Coppini - i nuovi soci erano su posizioni diverse. C’era chi la pensava come lui, chi invece come me».

Alla fine il dirigente lasciò l’azienda. Poi la storia è nota. La crisi finanziaria di Lineapiù sfociò nella decisione di chiedere la Prodi bis. «Fu sbagliato - commenta Coppini - togliermi anche il commerciale. L’azienda ebbe momenti non positivi mentre, sia con il commissario straordinario Grazzini sia con Bastagli, io sono rimasto a seguire questa parte con risultati che sono tornati buoni. Chi si lamenta ha perso i soldi perché non ha capito la filosofia dell’azienda».

“I fornitori sono tutti rimasti”. Anche per quanto riguarda i fornitori Coppini dice la sua. «Non abbiamo perso nè un fornitore nè un cliente. Quindi significa che nonostante il periodo di difficoltà chi lavora con noi si trova bene. Evidentemente perché lavorando con Lineapiù hanno sempre guadagnato e nessuno li ha mai strozzati. Per quanto riguarda l’affidabilità che ci riconoscono i clienti si misura dal fatto che ognuno di loro ci ha donato i propri capi per il museo.Trentadue grandi maison hanno aderito al progetto. Aggiungo inoltre che ritengo che i colleghi filatori, fatta eccezione per due-tre, abbiano sempre dimostrato stima nei nostri confronti. Come azienda abbiamo più volte tracciato una strada che stata seguita».

Lineapiù, è evidente, è un nome del settore ma è altrettanto evidente che le opinioni tra i filatori sono molto diversificate. Nella discussione, a porte chiuse e informale, di un eventuale (o meglio, ipotetico) ingresso dell’azienda di Capalle all’Unione industriale il maggior numero di imprenditori (della sezione filatori) si è espresso negativamente proprio perché al di là delle capacità indiscusse dell’azienda non si vuol riaprire l’associazione a Coppini. Mentre il dibattito sarebbe riaperto se l’attuale proprietà (Bastagli e il suo socio Enrico Tatti) mettessero da parte - almeno dal punto di vista delle scelte aziendali - il fondatore Coppini.

“No, non mi tiro indietro”. «Non mi risulta - è sempre Coppini a parlare - che ci sia l’intenzione, pur nel massimo rispetto dell’Unione industriale, di fare domanda di ingresso. Nè Tatti nè Bastagli mi hanno parlato di questa intenzione. E comunque ritengo che gli attuali soci abbiano fatto una scelta intelligente a lasciarmi gestire il prodotto e il commerciale. Hanno capito che la filosofia dell’azienda e il prodotto sono legati a me che Lineapiù l’ho fondata».

Ma se il suo apporto è fondamentale può dirmi cos’è successo per arrivare all’amministrazione straordinaria di un’azienda che ha indiscutibilmente un ottimo prodotto?

«Lineapiù era diventata troppo grande. Troppo industrializzata con aziende in tutto il mondo e quindi ingestibile. La dimensione attuale è l’ottimo e per questo sta avendo risultati eccellenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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