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CARMIGNANO. Cinque istantanee della prima sera in piazza del San Michele, capace ogni anno di stupire. Festa di “teatro in strada”, con la gente e tra la gente. Con la voglia di esserci dei rionali (a tutte le età) e la curiosità degli spettatori, mai forse così numerosi per essere venerdì e non sabato o domenica, in una piazza gremita fino all’ultimo spalto. Il sipario si alza un quarto d’ora prima della dieci. Alle una di notte si corre la prima corsa del palio dei ciuchi, vinta dal rione verde.
L’ultima istantanea è per il guizzo di Alessandro Culatore, che al termine del primo di due giri di due piazze e una via al momento del cambio del ciuco (sorteggiato) supera a piedi, di corsa, il fantino del celeste e poi si invola verso il traguardo difendendo la posizione. Terzo il giallo ed ultimo il bianco.
Il palio, che si aggiudica in base ai piazzamenti di tre corse in tre sere, è la tradizione della festa. Ma il cuore e le fatiche dei rionali da anni sono ormai dedicati alle sfilate.
Ed ecco dunque le altre quattro istantanee. C’è l’atmosfera fine anni Sessanta del rione giallo, di quando a Carmignano si inaugurava “Il gatto nero” e le ragazze si cambiavano appena uscite da casa per non destare sospetti, via gli scarponi e su i tacchi a spillo.
C’è il secolo di storia raccontato dal rione bianco, maestoso come sempre, che si affida ai ricordi di un nonno che non c’è più e ai versi scritti da Florio Londi, cantore in ottava rima scomparso quindici anni fa. C’è la magia della neve del rione celeste, quando il fuoco scoppietta e la nonna racconta filastrocche e vecchie storie popolari che diventano un’originalissima tessitura e colonna sonora, pretesto per dipingere una Carmignano degli anni Cinquanta in fondo anch’essa senza tempo.
E poi c’è la sfilata che non ti aspetti, soggetto originalissimo e spiazzante, coraggioso anche: il racconto dei verdi sui “diversi” che poi tanto diversi non sono, una sfilata vibrante sulla follia e “su chi la vive, chi la ignora e chi la schifa”. Una sfilata dedicata agli ospiti delle case famiglia di Carmignano, a Clelia, Marcellino e Biagio. Sono loro gli “immigrati”: “giudicati, condannati, isolati” e qui rinati. Ma se l’originalità è senza dubbio dalla parte dei verdi, bravissimi i rionali “attori” nel mimare con gesti e volti i tic di chi un tempo finiva nei manicomi – da qui a dire chi vincerà ce ne corre. In piazza i commenti sono i più vari: lo stesso sulla rete, a cui la festa quest’anno si è aperta grazie a facebook e twitter.
Tutte e quattro le sfilate erano ben recitate. Tutte ben costruite: con musiche cucite su misura e canzoni talvolta composte per l’occasione.
Tanto estro e bravura.
E applausi a scena aperta per tutti. La festa ha già vinto. Chi tra i quattro rioni poi la spunterà lo decideranno i quindici giudici, nessuno di Prato né tantomeno di Carmignano. Compito difficile e ingrato. Sono cinque a sera. Venerdì in piazza c’erano Tommaso Barni (architetto), Marco Previeri (direttore del teatro Lumiere), Andrea Muzi (attore e regista), Vanessa Bambi (ballerina coreografa) e Viola Bambi (costumista).
Il loro giudizio se ne starà chiuso in cassaforte fino ad oggi, quando la festa tornerà in piazza dalle 15.30 in poi per il gran finale.
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