Il Tirreno

Prato

Bersani “scalda” il Macrolotto

di Cristina Orsini
Bersani “scalda” il Macrolotto

In trecento alla Bardazzi. Priorità: lavoro e produzione. Lancia un appello all’unità: «Il Pd esca da questa cosa alla grande»

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PRATO. «Insomma per cambiare davvero, bisogna sapere dove mettere il cacciavite». Non è una battuta. E’ la sintesi di un progetto. Quello di Pierluigi Bersani - autorevole, pacato, preparato - che nell’inedita veste di meccanico di un Italia sull’orlo del baratro, ieri a Prato è stato accolto nella manifattura Bardazzi, al Macrolotto uno, per la “puntata” toscana (prima era stato a Firenze, successivamente ad Arezzo) del tour delle primarie.

Niente camper, auto scura. Niente jeans e camicia bianca, completo grigio. Niente boutade, nessun gioco di prestigio, temi forti e parole concrete.

Il candidato premier a Prato, sulla carta piazzaforte del concorrente Matteo Renzi sindaco di Firenze, usa tutto un altro modulo: forse un po’ “vintage” ma che dà sicurezza. Arriva con qualche minuto di ritardo. Ad attenderlo circa trecento persone. Moltissimi i visi noti del partito: tra quelli in carica e gli ex non manca nessuno. Presenti i rappresentanti delle associazioni di categoria, presenti i comitati, anche quello dei giovani della “Panda rossa”. E giù foto e autografi: con Bersani appena arrivato che si ferma un attimo ad osservare l’auto, con Bersani che una volta terminato l’intervento, nella Panda ci entra proprio a beneficio dei flash.

Cosa manca? Vuoi per l’ora, vuoi per il giorno lavorativo di popolo non ce n’è tanto: gli operai della fabbrica, certo, ma nessun imprenditore (fatto salvo Andrea Balli) e qualche artigiano. C’è chi lo nota e se me dispiace: «Se non si esce dai riti autoreferenziali del partito, si rischia». Ma tant’è.

Bersani scalda, con signorilità. Si riferisce a Renzi senza mai citarne il nome: «Di uomini soli al comando ne abbiamo visti tanti, negli anni Ottanata e negli anni Novanta - scandisce - ma si governa col popolo , senza effettti speciali, con i partiti riformati, con le leadership pro tempore e la comunicazione che parla della vita vera, quella comune, delle persone». E qui che Bersani afferma «che per cambiare davvero bisogna sapere dove si mette il cacciavite». Il suo progetto è avvitare i bulloni del mondo del lavoro che è la priorità: «Le piccole medi imprese soffrono a Prato come in tuta Italia e noi dobbiamo sapere che senza rinvigorire la nostra produttività in prospettiva non potremo ripartire». Ok lo spread, ok la finanza pubblica «ma se non riparte il lavoro non riparte l’Italia». E’ anche una questione di «uguaglianza, il termine più moderno dell’economia: con una forbice così larga niente gira». Ha una ricetta specifica per il distretto. «Dobbiamo seguire le indicazioni di chi combatte sul campo - dice - stimolando innovazione e qualità. Ma consapevoli anche che qualche misura di protezione bisogna pur prenderla». Ripartire dal manifatturiero, questo l’obiettivo di Bersani che riassume in uno sloga: «L’Italia deve fare l’Italia», ovvero mantenere le proprie specificità produttive. Da premiare sono «quelli che fanno investimenti per dare lavoro». Da ricercare senza sosta: «Un nuovo rapporto tra cittadini, istituzioni e politica. Se tocca a me - dice il segretario Pd - comincio da lì, per recuperare decoro, onesta, sobrietà. Perché è l’unico modo per farsi ascoltare dalle persone». Con quel di più che è il Partito democratico: «Una grande risorsa - sottolinea - e io altre in giro non ne vedo». Per Bersani «il Pd è la possibilità dell’Italia e a noi toccherà mettere assieme il governo del Paese e il cambiamento». Un’equazione che parte dalla formula delle primarie: «Che ho voluto senza gli steccati dello statuto - afferma - per fare partecipare la gente. La politica - continua - non deve stare chiusa nel fortino». Chiede uno sforzo al popolo Pd ed è l’ultimo, il più grande, l’unità: «Perché così si aiuta e si serve l’Italia: il Pd deve uscire da questa cosa, il confronto delle primarie, in piedi alla grande e allora sì che toccherà davvero a noi». Bersani finisce tra gli applausi tanti e convinti .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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