Il Tirreno

Prato

Ambiente, più ombre che luci

di Maria
Ambiente, più ombre che luci

La classifica di Legambiente colloca Prato al 18° posto: si sorride soltanto nel fotovoltaico

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PRATO. Hai voglia a sbandierare tanto la “green economy”, a premere sul tasto del distretto verde. Complice la crisi, si contano su un palmo di mano le imprese certificate a Prato nel 2011 con Iso 14001: la percentuale è dell’1,34% ogni mille imprese. Una brutta figura per il nostro capoluogo di provincia (appena prima di Foggia e Sassari): Prato è terzultima fra le città medie, quelle tra 80mila e 200mila abitanti di cui tiene conto Ecosistema urbano, l’annuale ricerca di Legambiente sullo stato di salute dei capoluoghi (dati 2011). Se Prato è sempre più maglia nera per le certificazioni ambientali, scivolando in dodici mesi alla posizione numero 42 (41 nel 2010), sulla restante fotografia scattata da Legambiente si proiettano luci (poche) e ombre (tante). «L’analisi sul 2012 sarà sicuramente migliore – preannuncia il vicesindaco Goffredo Borchi con delega all’ambiente -: nei prossimi giorni sarà formalizzata la certificazione ambientale Emas di tutto il distretto, di concerto con la Provincia e le categorie economiche». Intanto, osservando lo stato di salute dell’ambiente pratese, non si possono certo fare salti di gioia: siamo 18esimi nella classifica nazionale delle città medie, alle spalle di Pisa (7), Lucca (15) e Livorno (17), perdendo una posizione rispetto allo scorso anno. La realtà tessile riserva comunque sorprese essendo quarta fra le città medie a livello nazionale per il fotovoltaico installato negli edifici comunali (quasi 9 chilowattora ogni mille abitanti). Inoltre, nella classifica di città medie, dopo gli aretini i pratesi sono quelli che mostrano più giudizio nell’aprire il rubinetto, con una media di 115,2 litri di acqua pro capite al giorno: sotto la lente d’ingrandimento di Ecosistema urbano, infatti, c’è anche la quota di consumo idrico domestico per cui Prato è seconda in graduatoria.

Triste invece il capitolo della mobilità sostenibile, con performance peggiori rispetto al 2010. L’insieme degli indicatori basati su car sharing, presenza di autobus a chiamata e controlli dei varchi della Ztl boccia Prato che si colloca 39esima, penultima nella classifica dei 44 capoluoghi. Anche la fotografia del trasporto pubblico, in termini di viaggi annui sugli autobus per abitante, e la disponibilità di mezzi, ovvero la percorrenza annua del trasporto pubblico per abitante, rappresenta una doccia fredda per Prato. Nel 2011 un pratese ha compiuto una media di 42 passaggi annui a bordo di un autobus: quanto basta per farci sprofondare dalla 27posizione nel 2010 alla 31esima nel 2011. Prato è anche fanalino di coda rispetto al rapporto tra chilometri percorsi dalle vetture pubbliche per abitante (13 chilometri, 35 nel 2010), scivolando dalla 25esima alla 41esima posizione. «Il mezzo pubblico – fa notare Rita Cecchini, presidente del circolo locale di Legambiente – non ha mai avuto successo a Prato. Vero è che incidono i tagli ai finanziamenti pubblici al Tpl ma forse bisognerebbe insistere su una più massiccia campagna di sensibilizzazione volta all’utilizzo del mezzo pubblico».

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