Sicurezza
«Sì, li chiudevo in casa ma per tenerli al sicuro»
Il marocchino ha ammesso di avere segregato la moglie ed il figlioletto ha però respinto le accuse dei maltrattamenti e delle violenze sessuali
PRATO. E’ una figura da dottor Jekyll e mister Hyde quella che fuoriesce dall’interrogatorio di garanzia fatto in carcere del marocchino trentasettenne arrestato l’altro giorno con le accuse di aver sequestrato in casa la moglie ventiquattrenne e di averla maltrattata e violentata.
L’uomo, assistito dall’avvocato Gabriele Terranova, ha risposto a tutte le domande del giudice Silvia Isidori per la convalida dell’arresto. Ha confermato in parte l’accusa di tenere chiusa in casa la moglie ed il figlioletto di due anni, ma solo quando era di turno di notte al lavoro, perché aveva paura per lei che rimaneva da sola in casa. E, alla contestazione del fatto che l’altra mattina i poliziotti l’abbiano trovata lo stesso reclusa e che per liberarla abbiano dovuto farla uscire dalla finestra, ha replicato dicendo che ha chiuso la porta a chiave solo per una distrazione e non perché lo facesse normalmente anche di giorno. Aggiungendo comunque che la moglie non conosce l’italiano e quindi non avrebbe potuto andare da nessuna parte anche se non l’avesse rinchiusa. E, avrebbe aggiunto, sua madre non è mai uscita di casa senza suo padre, facendo così trasparire una determinata cultura e una certa convinzione che, evidentemente neppure i quattordici anni trascorsi in Italia e che lo stanno avvicinando all’ottenimento della cittadinanza italiana, lo devono aver occidentalizzato sotto questo profilo.
L’uomo ha comunque contestato la circostanza che la moglie sia uscita di casa solo due volte negli ultimi due anni, dicendo che nell’estate scorsa l’avrebbe accompagnata e lasciata da una zia in Francia per circa due mesi. Inoltre avrebbe aggiunto che la moglie aveva il telefono ed il collegamento internet in casa e quindi non era certo reclusa nei confronti di tutto il mondo.
Infine il trentasettenne, che è un operaio metalmeccanico ed ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato, si è detto sorpreso per le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale sostenendo di non aver mai avuto alcuna rimostranza dalla moglie e che è anche pronto a concederle il divorzio qualora glielo chiedesse. E in quest’ottica, visto che l’avvocato Terranova ha chiesto al giudice la revoca della custodia cautelare per permettere all’uomo di non perdere il posto di lavoro (e questo anche nell’interesse futuro della moglie e del figlio), il trentasettenne sarebbe ritornato nelle vesti del dottor Jekill e si è detto pronto a lasciare la casa alla moglie e cercarsi un’altra sistemazione. Oggi la decisione del giudice.
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