Attenzione
Navacchio sbarca al Creaf, ma per 3 mesi
L’ obiettivo è trasformare il contenitore di via Galcianese in un parco scientifico-tecnologico. Giari: «Grandi potenzialità»
PRATO. Metti che un’azienda di robotica del polo di Navacchio voglia vendere il proprio know how. E metti che un’azienda tessile pratese voglia avviare un processo di innovazione e automatizzazione della produzione. Ecco, a breve, le due realtà industriali, quella che vende e l’altra intenzionata ad acquistare, si potranno incontrare in via Galcianese, sì, proprio in quel grande, costoso, mai finito «ma ormai siamo alla fine» dicono il presidente della provincia Lamberto Gestri e il presidente Luca Rinfreschi, che è il Creaf, il mancato centro di ricerca pratese che sta per trasformarsi nello “sportello dello sviluppo delle imprese del distretto”, ovvero nel parco scientifico-tecnologico di Prato. Nulla di nuovo. Ne esistono già 32 in Italia, uno, avviato, a Navacchio, territorio di Pontedera. E non è un caso se proprio lo staff tecnico-manageriale del polo pisano sbarcherà a Prato per curerà lo “start up” del parco pratese.
«Scrivete così: titolo: il Creaf è morto. E sotto: nasce tutta un’altra cosa. Perchè credetemi, se su questa vicenda non si tira una riga e si riparte non si fa un dispetto a una o all’altra parte politica, ma solo alla città e alle sue imprese». Resta sul filo della battuta ma non troppo, il direttore generale del Polo di Navacchio Alessadro Giari accompagnato dal direttore tecnico Elisabette Epifori che sul futuro parco scientifico-tecnologico pratese la scommessa, alla fine, l’hanno fatta.
Spetterà a loro, all’intero staff di Navacchio, assumersi l’onere e l’onore di far decollare «un bussolo»- definizione di Giari del Creaf - «che però rappresenta una sfida possibile da giocarsi - continua il direttore generale di Navacchaio - perché qui, a Prato, ancora ci sono grandi potenzialità ma contestualmente c’è la necessità di fare un salto culturale perché la piccola impresa ha assoluta necessità di trovare ambiti di cooperazione per crescere e innovarsi». Primo paletto: «Non si farà ricerca nel futuro polo pratese, ma impresa. In via Galcianese si creeranno le connessioni affinchè i centri di ricerca veri, le università: di Pisa, di Firenze, il Pin di Prato e poi i laboratori entrino in contatto con le realtà produttive del distretto».
Certo, Navacchio sbarca a Prato ma non senza una solida rete di protezione per evitare brutte cadute. I pisani entreranno per il momento e per i prossimi tre mesi con una sorta di contratto di consulenza (costo 30mila euro), che permetta ai manager dello sviluppo hi tech di rendersi conto davvero delle possibilità di manovra. L’obiettivo è una co-gestione della durata di tre anni, ma la scaletta futura si butterà giù a gennaio. Esplicito Giari: «La struttura gestionale del parco scientifico-tecnologico (appunto quella in capo al manger di Navacchio ndr) dovrà auto-sostenersi come già accade a Pontedera, ma senza aver nulla a che vedere con le questioni relative alla gestione dell’immobile e alle eventuali modifiche che saranno necessarie.
E’ evidente che per la buona riuscita dell’operazione - conclude - occorreranno gli investimenti pubblici».Un punto delicato, questo. Visto che se la Provincia proprietario di Creaf all’85%, si è messa a disposizione, qualche perplessità resta sul fronte del Comune che sul futuro del centro difficilmente sarà disposta ad allargare i cordoni della borsa. Senza contare i ritardi dei finanziamenti regionali (un milione e passa) per l’avanzamento lavori che ancora non arrivano.
Cristina Orsini
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