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Prato

La crisi frena l’imprenditoria “rosa”

La crisi frena l’imprenditoria “rosa”

Alla convention nazionale di Donne impresa di Confartigianato segnali preoccupanti sull’occupazione femminile

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PRATO. Centosettanta imprenditrici hanno affollato la 14esima convention nazionale del gruppo Donne impresa di Confartigianato. Era presente anche una delegazione pratese in rappresentanza di un’imprenditoria “rosa” che in questi anni ha saputo affrontare la crisi con le proprie forze e ora guarda al futuro.

Se le difficoltà non hanno risparmiato nessuno, rispetto agli uomini le donne nel nostro paese sono più penalizzate, in quanto subiscono anche il danno provocato dai bassi livelli di investimento nei servizi di welfare, che dovrebbero facilitare la conciliazione tra attività professionale e la cura della famiglia.

In un contesto così problematico che vede l’Italia fanalino di coda dell’Europa nella partecipazione femminile al mercato del lavoro con un tasso di inattività pari al 48,5%, il Belpaese mantiene tuttavia la leadership per il maggior numero di imprenditrici e lavoratrici autonome: oltre un milione e mezzo (di cui imprenditrici artigiane ben 367.895) pari al 16,4% delle donne occupate, rispetto a una media europea del 10,3%. I dati emersi dall’osservatorio sull’imprenditoria femminile curati dall’Ufficio studi di Confartigianato sono stati resi noti in occasione della Convention che si è svolta a Roma il 18 e il 19 ottobre scorsi.

«E’ proprio in questi momenti di difficoltà che le donne stanno dimostrando le loro capacità – afferma Gerlanda Sciortino, presidente del gruppo Donne impresa di Confartigianato Prato – da parte nostra ci sono una grande soddisfazione per il primato positivo in Europa di imprese guidate da donne e la consapevolezza che insieme possiamo ottenere molto di più».

Come risulta dai dati rivelati dall’osservatorio non sembrano essere tutte rose e fiori per il lavoro femminile. «Sul versante dell’occupazione le cose peggiorano – commenta – la Toscana fa registrare record negativi sui livelli di alcune regioni del Mezzogiorno. La crisi del distretto tessile da una parte e le difficoltà di accedere al credito dall’altra, credo abbiano contribuito a creare questa situazione caratterizzata da una paralisi del lavoro e dei pagamenti».

Sempre all’Italia va la palma del paese collocato tra le posizioni più basse nella classifica degli investimenti nel welfare. Secondo l’ufficio studi di Confartigianato, la spesa pubblica per la famiglia è stata nel 2011 pari a 20,7 miliardi, pari al 4,6% dell’ammontare complessivo di spesa totale per la protezione sociale.

Nel periodo compreso tra il 2007 e il 2011 la spesa per la famiglia è stata la componente delle prestazioni di welfare che è cresciuta meno: l’incremento è stato di 1,3 miliardi, pari al +6,9%, vale a dire la metà rispetto all’aumento della spesa complessiva per il welfare in Italia.

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