Il Tirreno

Prato

I macchinari? Meglio all’estero

I macchinari? Meglio all’estero

Pantex vuol comprare una tessitura ma l’acquisto salta. Ciardi: «Vogliono vendere in Turchia»

3 MINUTI DI LETTURA





VAIANO. Tutto pronto per la cessazione di una tessitura, di proprietà di un artigiano prossimo alla pensione, al lanificio Pantex; un accordo fra gentiluomini che improvvisamente salta per un’offerta migliore che prevede la vendita soltanto dei macchinari e non dell’ intera attività.

«Purtroppo – spiega Stefano Ciardi titolare del lanificio vaianese – è la terza volta che succede: trovo l’azienda, mi accordo con i titolari e poi non si conclude perché è più conveniente cedere alle sirene del commercio piuttosto che all’ impegno dell’ imprenditoria».

Al di là della vicenda personale dell’ imprenditore vaianese lo strapotere del commercio sulla produzione sta diventando una vera mina vagante per la sopravvivenza del tessile. Da anni, soprattutto in val di Bisenzio, si tengo incontri e conferenze su come sostenere il settore e tra le varie proposte quella più caldeggiata, anche dalle istituzioni, è sempre stata l’acquisizione dei rami d’azienda, operazione che ha anche una valenza sociale di salvare posti di lavoro ed evitare che le imprese vengano svendute. Il caso Pantex, invece, sottolinea che le cose stanno diversamente, che fra la teoria e la pratica esiste un abisso: le frontiere non sono controllate da nessuno, da qualsiasi porto può partire una nave con macchinari vecchi, magari smontati da un capannone pratese, con destinazione Egitto o Turchia, dove saranno rimontati e riutilizzati per fare un tessile di basso livello. L’idea di Ciardi, ma anche di altri imprenditori, è quella di non far morire il tessile e perdere anelli importanti della filiera: acquistare una tessitura vuol dire mantenere il know how e la produzione nel territorio. «Il mio progetto è di salvare, per quanto mi è possibile, una parte della filiera,- spiega l’imprenditore - i macchinari in ogni caso possono essere sempre acquistati, ma la professionalità quella si rischia di perderla, oltre ovviamente a creare un problema sociale». Una delle conseguenze del mancato accordo, infatti, è il licenziamento degli operai che, visto i chiari di luna, potrebbero ritrovare un impiego in altri settori disperdendo importanti conoscenze. Oltre alle conseguenze sociali ci sono anche quelle economiche; acquisire un’azienda ha un vantaggio impagabile; la burocrazia è decisamente più veloce; i contratti passano da un titolare all’ altro, i macchinari non vengono spostati e anche i clienti rientrano nella cessazione di attività. Tutte operazioni che in caso di recessione dal contratto, creano ulteriori problemi. «Mi sembra che ci sia un problema all’ origine- spiega Ciardi - da una parte agli imprenditori si mettono paletti rigidi, dall’ altra si permette di commerciare macchinari vecchi che poi vengono rivenduti in Paesi emergenti». Nel settembre del 2010, alla Cartaia era stato organizzato anche un concerto jazz e la proiezione di un video per sensibilizzare Enti e associazioni di categoria sul problema della crisi nel settore tessile. Fu un successo di pubblico, ma a distanza di 24 mesi la situazione non sembra cambiata.

Alessandra Agrati

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa