Il dolore
Bilancio in passivo e 6 milioni da restituire
PRATO. Il “bussolo” inteso per il contenitore dell’ex Creaf, futuro parco tecnologico-scientifico, di problemi economici ne ha parecchi. Ametterli in fila uno dietro l’altro è stato, pochi giorni fa,...
PRATO. Il “bussolo” inteso per il contenitore dell’ex Creaf, futuro parco tecnologico-scientifico, di problemi economici ne ha parecchi.
Ametterli in fila uno dietro l’altro è stato, pochi giorni fa, il consigliere provinciale di Futuro e Libertà Riccardo Bini che ha chiesto al presidente della provincia Lamberto Gestri di «tagliare la spina la Creaf» e di bloccare «un ostinato sperpero di denaro pubblico».
L’ultimo bilancio le defaillance le mostra: una perdite di qualcosa di più di 300mila euro per un contenitore, per ora, mai entrato in funzione e che complessivamente ha avuto un costo di realizzazione pare a 22 milioni di euro.
Le perdite - secondo l’analisi di Fli e del Pdl -sono originate in buona parte dagli oneri derivanti dal prestito di 5 milioni 900mila euro che la Provincia ha fatto a suo tempo a Creaf e che prima o poi dovranno essere restituiti.
La buona notizia, sottolineata anche dal presidente Gestri e dal presidente Creaf Luca Rinfreschi, è la vittoria del ricorso contro l’Agenzia delle Entrate che pretendeva il pagamento di 4 milioni 200mila euro per una detrazione, a giudizio dell’Agenzia, indebita. Così non era. «Però il Creaf - ha puntualizzato Bini - si dovrà comunque accollare 120mila euro per il pagamento delle spese legali».
Inoltre, ed è l’ultimo capitolo delle voci col segno meno, si registrano ritardi nel versamento da parte della Regione di oltre un milione e centomila euro destinati a saldare gli avanzamenti dello stato dei lavori.
Nel conto di Fli e Pdl entrano anche i 30mila euro della consulenza per i manager di Navacchio e il futuro bando con il quale la Provincia, a partire da gennaio, cercherà un manager in grado di attivare contatti per sviluppare progetti di ricerca. Ultimo “appunto”: il costo del presidente di Creaf: «Mi chiedo - ha concluso Bini - perché si debba continuare a pagare».
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