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Prato e Pistoia a braccetto ma con l’incognita deroga

Prato e Pistoia a braccetto ma con l’incognita deroga

Province, Il consiglio regionale invia al governo due proposte di riordino Gestri: «Un grande pasticcio». Mattei: «Abbiamo cercato l’equilibrio»

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PRATO. Prato a braccetto con Pistoia. E con la garanzia di restare capoluogo. Almeno, nel grande, caotico, risiko del riordino delle Province un punto fermo c’è: il consiglio regionale ha votato a maggioranza - risicata e sofferta - un documento nel quale si fanno due proposte. Certo non nuove e che ricalcano quelle, messe nero su bianco ma non votate, dal Consiglio delle autonomie (Cal): la “quattro più uno” e la “cinque più uno”. Assetti che nulla hanno a che vedere con i moduli delle squadre di calcio ma molto con mesi di estenuanti trattative.

Nel primo assetto oltre a Firenze città metropolitana, il territorio verrebbe suddiviso in quattro aree: Prato e Pistoia (per l’unione delle quali è necessaria una deroga sul fronte delle dimensioni); Arezzo da sola; la maxi area Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara; quindi Grosseto e Siena.

Una suddivisione che ha trovato subito la netta contrarietà di almeno la metà del gruppo di consiglieri democratici che mettendosi di traverso ha provocato lo slittamento della discussione, al primo punto dell’ordine del giorno, al pomeriggio.

«L’obiettivo - spiega il consigliere regionale Pd Fabrizio Mattei - era anche quello di garantire un’armonia in termini di numero dei cittadini presenti nelle future Province. L’area che comprende la costa e che va da Livorno a Massa Carrara con Lucca e Pisa avrebbe assorbito un milione e mezzo di abitanti. Un altro milione resta in capo alla città metropolitana e il rimanente milione di abitanti sarebbe stato suddiviso in tre mini -province provocando evidenti squilibri». Nella seconda proposta la maxi provincia della costa viene divisa in due con Pisa e Livorno da una parte e Lucca e Grosseto dall’altra. Identici gli altri territori con necessità di deroga per Prato e Pistoia.

Più compatta l’opposizione - Pdl, Udc, Più Toscana (ex Lega) e gruppo misto - che ha trovato la condivisione sul riordino a “cinque più uno” ma votando un proprio documento. «E’ stata - ha tuonato il capogruppo Pdl Alberto Magnolfi - una posizione netta, chiara e limpida non gattopardesca che non esaurisce la necessità di una riforma costituzionale degli organi di governo italiano, ma che rispetta storia e geografia della Toscana». Giudicata da Magnolfi «priva di coraggio, di unità e incapace di decidere» la maggioranza.

Che accadrà ora? Domani la proposta verrà inviate al governo al quale spetterà l’ultima parola in particolare sulla richiesta di deroga: «Che molto difficilmente verrà accetterà - è l’opinione del vicepresidente Cal Maurizio Bettazzi - Il centrosinistra ha abdicato a formulare una proposta che stesse all’interno delle legge anche a causa delle posizioni assurde del presidente della Regione». Anche per il presidente della Provincia Lamberto Gestri «il problema resta la deroga e se questa verrà accettata dal governo o bocciata. Ho sentito critiche pensati in consiglio contro la legge di riordino delle Province - dice - che però arrivano in ritardo. Ormai c’è la consapevolezza che si tratta di un pasticcio enorme, che provocherà la paralisi della programmazione dell’ente e senza alcun risparmio in termini economici. Ma ormai quel che è fatto e fatto». Cosa accadrà se la deroga chiesta per Prato e Pistoia non venisse accettata? Che si tornerà al “provincione”: da Prato a Massa passando per Pistoia e Lucca.

Cristina Orsini

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