Il dolore
Risse, incendi e minacce nella città che non dorme
Una notte con gli agenti delle volanti di polizia alle prese con giovani violenti e il rogo di un casolare abbandonato. E un cinese che si sente diffamato su Fb...
PRATO. Alla fine di una notte insonne, quando dalla parte di Firenze comincia ad albeggiare, ti rimangono addosso gli odori della città che non dorme: sentore di vestiti stazzonati, alcol, fumo di sigaretta e fumo di incendio, quello che i vigili del fuoco hanno appena finito di spegnere in via Vella o Lungo la Bardena.
Odori e immagini di una notte vista da un osservatorio privilegiato, quello di una volante di polizia, una delle tre che dall’una alle 7 pattugliano tre dei cinque quadranti in cui è divisa la città, in questo caso centro, nord e ovest (est e sud stasera toccano ai carabinieri).
Si parte. Manca un quarto all’una e al piano terra della Questura, solitamente affollato, non c’è quasi nessuno. I poliziotti del turno di notte arrivano alla spicciolata e si raccolgono attorno al commissario capo Gian Fabrizio Moschini che dà le disposizioni ai suoi uomini. Il clima è rilassato, nonostante le notti del venerdì e del sabato siano tradizionalmente quelle più agitate.
Alcol e disperazione. Giusto il tempo di mettersi in macchina e imboccare la Declassata sulla Fiat Punto condotta da Moschini, che segue l’Alfa 159, cioè la volante Gamma, e subito ci si ferma alla rotonda di Pratilia. C’è un marocchino di 33 anni steso a terra, davanti a una Lancia Y. L’uomo si rialza e farfuglia qualche parola, dice di essere stato urtato dalla vettura ma presto si capisce che non è lucido. Ha bevuto troppo e si accascia sul marciapiede, accanto alla sua bicicletta. In realtà la macchina ha frenato in tempo e lui è caduto per conto proprio. Nel giro di qualche minuto arriva la Stradale con l’etilometro, che certifica quello che si era già visto, cioè l’ubriachezza. «Dormo in una casa abbandonata - racconta il marocchino, che dimostra più della sua età, mentre gli frugano nelle tasche del giubbotto - Che devo fare? Non c’è lavoro». Più tardi verrà denunciato per ubriachezza molesta.
Un’auto sospetta.Si riparte sulla scia della volante Gamma e di lì a poco arriva la segnalazione di un’auto sospetta, una berlina scura che forse ha compiuto un furto ma che nel resto della notte non verrà mai incrociata. Sono tutti uomini gli agenti del turno di stanotte, ma è solo un caso. «In media abbiamo una donna per ogni turno - spiega il commissario Moschini - Sono risorse fondamentali, sia per trattare coi fermati che con le parti lese quando sono donne. Ho la fortuna di avere con me ragazzi abbastanza giovani, anche perché il lavoro sulle volanti non lo puoi fare per 20 anni». Lo sbocco naturale è la squadra mobile o la Digos.
All’una e tre quarti viene fermato un uomo in via Galcianese, piccoli precedenti, ma ora è pulito.
Gli albanesi del Soccorso.Le 2 sono passate da pochi minuti quando la volante Gamma ferma quattro ragazzi davanti alla chiesa del Soccorso, in via Roma, due italiani e due albanesi, tutti pregiudicati. Dicono di essere appena usciti dall’Hollywood, un locale di via Valentini. Tra di loro c’è anche un diciottenne residente a Genova, che ha già ricevuto un foglio di via e dunque sarà denunciato. «Ma perché fermate sempre noi? - si lamenta uno dei quattro - Ormai ci conoscete, basterebbe scrivere il nome e via, ci vediamo alla prossima». In realtà li hanno fermati perché uno si è nascosto dietro a un cassonetto e forse ha gettato qualcosa, ma nonostante la ricerca con le torce elettriche gli agenti non trovano nulla d’interessante e i quattro vengono lasciati andare. Solo per pochi minuti, però.
Ragazzi minacciati. E’ passato appena un quarto d’ora, infatti, e arriva una segnalazione di rissa da via Padova, lì vicino. Tre ragazzi e una ragazza raccontano ai poliziotti di essere stati pesantemente minacciati da quattro coetanei senza un motivo preciso. «Ci siamo chiusi dentro la macchina - dice uno dei quattro - e loro hanno cominciato a prendere a pugni i vetri, dicevano che ci volevano ammazzare». A poche decine di metri, fermo sul marciapiede, c’è uno dei quattro fermati in via Roma, un giovane albanese. Dice di non entrarci niente. Gli altri, i minacciati, preferiscono lasciar perdere e non si avvicinano nemmeno per riconoscerlo. Il capo pattuglia della Gamma gli fa un discorsetto convincente sulla necessità di andare a letto.
Brucia il casolare. Sono le 3 e già da qualche minuto brucia un capanno accanto a un casolare abbandonato in via Vella o Lungo la Bardena. Il fumo è già arrivato fino a via Melis e c’è un odore acre di plastica bruciata. Un incendio quasi certamente doloso. Il caposquadra dei vigili del fuoco aggiorna il commissarioMoschini mentre i suoi uomini finiscono di spegnere le fiamme.
«Quando sono arrivato qui pensavo che Prato fosse una città tranquilla - commenta nell’attesa un giovane poliziotto - Sì, tanti stranieri, ma niente di più. Invece non è così. Se non stai giorno e notte sulla strada non te ne rendi conto».
«Diffamato su Fb, pretendo le scuse!». E’ l’intervento più curioso della nottata, alle 4,30. In via Vespucci, traversa di via Colombo, c’è un ventenne cinese che si è attaccato al campanello di un condominio. Vorrebbe far scendere una sua amica, accorrono altri cinesi. Dopo qualche secondo si capisce che il motivo dell’arrabbiatura è che, secondo il cinesino, l’amica lo sta ingiuriando su Facebook. «Guardate! - si agita - sta continuando anche in questo momento». E mostra il telefonino. Viene convinto a tornare a casa.
Aggressione davanti al Controsenso.Qualche minuto più tardi volano pugni e minacce davanti al circolo Controsenso di via Saccenti, a Maliseti. A terra sono rimasti cocci di bottiglia. La peggio è toccata a Rachid, un piccolo spacciatore marocchino che tutti conoscono. Ad aggredirlo sono stati tre connazionali, uno dei quali ha tirato fuori una bottiglia di spirito. «Ecco, a quel punto ci siamo impauriti - racconta la responsabile del circolo - perché stanotte hanno davvero passato la parte».
Ma a conti fatti, mentre le volanti rientrano in Questura, si può dire che è andata bene. Un quasi normale venerdì notte in una città che ha poca voglia di dormire.
Paolo Nencioni
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