Il Tirreno

Prato

Italiano perfetto, cinese meno «È il frutto dell’integrazione»

di Maria Lardara
Italiano perfetto, cinese meno «È il frutto dell’integrazione»

Racconta che al liceo stava in disparte, tutti la scansavano. Ora è laureata e impegnata nel sociale La sua prima lingua è quella del Belpaese, ogni tanto deve partire per rinverdire quella originaria

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PRATO. La bambina timida che all’ora della ricreazione del liceo stava seduta in classe tutta in disparte, quella che scansavano dal banco per una “diversità” forse data da un paio di occhi a mandorla, ha tirato fuori le unghie. Ha fatto tesoro della lingua italiana per combattere il pregiudizio. Convinta che «non vi sarà più razzismo verso le persone quando ci si potrà confrontare con la lingua». Il liceo è il “Carlo Livi” di via Marini, ma prima ancora c’erano state le elementari alle Mascagni e le medie alle Buricchi. Sempre la stessa musica, che fatica farsi accettare in quella palestra d’integrazione che è la scuola pratese.

Otto anni dopo la bambina è cresciuta, ha dato un calcio alla timidezza, frequenta più amici italiani che cinesi, si divide tra l’università di Pisa sognando una laurea in Scienze erboristiche e lo sportello di mediazione culturale del Comune dove lavora. Instancabile la 21enne Miao Miao Huang, che collabora anche con il centro anti-violenza “La Nara” (sempre come mediatrice) e si definisce “sino-pratese Doc”: intanto, però, le è toccato ritornare nella madrepatria, in Cina, per un breve periodo per imparare il cinese. E nei ritagli del tempo libero? Volontariato e associazionismo che fanno rima con “Assemblea Libertà è Partecipazione”, di cui Miao Miao fa parte come referente dei corsi di conversazione. Con lei, anche Silvia Norcia, Eleonora Ciardi e Xiaoyun Liao: compagne di strada con cui condividere valori e la sfida di una società multietnica.

Miao ci crede. Ricorda bene quando scattò in lei la molla dell’impegno a favore dell’integrazione. Episodio risalente alle medie. «Tornavo da scuola e camminavo per strada con un compagno di classe italiano. Rimasi male quando quest’ultimo, a un certo punto, apostrofò malamente una ragazza cinese di passaggio. Quell’offesa fu un pugno nello stomaco. Capii allora quanto veramente il pregiudizio potesse alzare dei muri, finché non si conoscono le persone. Da allora in poi mi misi a studiare, mostrando più attenzione per gli atteggiamenti della gente verso gli stranieri».

In classe gioie e dolori. Figlia di titolari di una piccola confezione, Miao Miao racconta un’infanzia trascorsa un po’ in solitudine in quel piazzale davanti a casa, a San Paolo. Con un babbo (declinato alla maniera toscana, come piace a Miao) un po’ cosmopolita, che parlava bene l’italiano prima che gli Huang della zona di Wenzhou mettessero piede in Italia, a Roma, nel 1996. Nella capitale la piccola Miao fu iscritta alla materna ma due anni dopo si sarebbe trasferita a Prato, per raggiungere dei parenti. Alle scuole elementari si fece l’amichetta del cuore, Anna Xie (nata in Italia) con cui rimase fino alle medie. «Il carattere introverso non mi aiutava, mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Alle medie finii in una classe composta per metà da italiani, metà da cinesi. Si sentivano certi commenti sul lavoro in fabbrica dei bambini, quando alcuni miei connazionali dormivano in classe. Al solito, si giudica senza sapere. Quando si ricomincia da zero in una terra nuova, è normale darsi una mano tra i membri della famiglia».

Dopo-Cresima per socializzare. Non furono rose e fiori durante i primi giorni al liceo. «Mi scoraggiai subito, alcuni ragazzi non volevano avermi come compagna di banco. Mi domandavo cosa ci fosse di strano in me». Finché a rompere il ghiaccio fu una ragazzina italiana di nome Greta che prese subito l’iniziativa, invitando Miao a un raduno di dopo Cresima a Perugia. L’altra non se lo fece dire due volte. «La giornata andò molto bene. Pur non essendo cristiana, frequentai quel gruppo per cinque anni che ruotava intorno alla parrocchia di Vergaio. Mi facevano sentire ben accetta e fu una straordinaria occasione di socializzazione».

Dallo Young group in Alp. Intanto l’attivismo di Miao sul fronte dell’integrazione sfociò nello “Young Group”, associazione fondata da studenti cinesi per diffondere la cultura d’origine. «Riposi molte aspettative in questa esperienza ma gli altri ragazzi intrapresero altre strade. Nel 2010 entrai in contatto con Eleonora Ciardi di “Libertà è Partecipazione”. Le spiegai che mi sarebbe piaciuto organizzare dei corsi di italiano per aiutare i miei connazionali alle prese con il problema della lingua. E oggi, eccoci qui. Tutti insieme. A organizzare la terza edizione dei corsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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