Attenzione
Sfratti, in 382 rischiano di perdere la casa e di finire in mezzo alla strada
L’allarme dell’assessore al sociale Mondanelli che ha chiesto al prefetto tre mesi di sospensiva sulle esecuzioni
PRATO. Se gli sfratti non si fermeranno, 382 persone, nei prossimi mesi, non avranno più un tetto sulla testa. Si troveranno per strada e molto difficilmente il Comune potrà provvedere in tempi congrui a una sistemazione. Prato ormai è oltre l’emergenza.
«Direi che ormai siamo nel Vietnam e se la macchina della notifiche e degli sfratti esecutivi non rallenterà, il rischio di disordini sociali diventerà molto alto». Non è solito a drammatizzare, l’assessore al Sociale e alla sanità Dante Mondanelli. Ma questa volta la situazione rischia di sfuggire di mano. I 156 nuovi alloggi realizzati a tambur battente, tra case popolari Epp e ad affitto calmierato, non bastano più. Sono già tutti occupati. I prossimi 22 appartamenti a Tavola sono in via di ultimazione: «Manca solo l’allacciamento Enel» dice Mondanelli, ma non saranno sufficienti ad accogliere l’esercito di futuri senza casa. Per questo ieri l’assessore ha chiesto al Prefetto, in una riunione convocata d’urgenza, di intervenire «per sospendere - spiega Mondanelli - per almeno tre mesi gli sfratti a quelli persone che hanno già ricevuto la notifica». Di risposte il Comune, per il momento, non ne ha ottenute: «Ma la questione è stata ascoltata con attenzione, inizierà immediatamente un monitoraggio settimanale per verificare caso per caso per poi vedere - continua l’assessore - come poter intervenire». Ma questa volta servono velocità e idee chiare.
I numeri degli sfratti a Prato sono costantemente in aumento: le richiesta nel 2011 sono state 941, salite a 1031al 12 ottobre di quest’anno. Parallelamente sono aumentati gli sfratti esecutivi: 161 nel 2011, 192 al 12 ottobre 2012. E non è finito.
«Il fatto è - ragiona l’assessore - che se il lavoro non riprenderà e se la cassa integrazione straordinaria non sarà rinnovata, si rischia il precipizio». Perché ormai si rivolgono al Comune in cerca di aiuto quella persone che compongono la “zona grigia” del disagio: famiglie con mutuo cui non riescono più a far fronte ma che, proprio perché proprietari di un immobile, non hanno diritto ad alcuna agevolazione, nè sul fronte dei contributi nè, tantomeno, hanno diritto a un alloggio.
«Stiamo lavorando assieme alle organizzazione dei piccoli proprietari di case e con i sindacati - spiega Mondanelli - per ritoccare al ribasso i massimali degli affitti previsti dai patti territoriali che ormai risalgono al 2001. Un’operazione che potrebbe portare benefici anche ai locatari che hanno molte più difficoltà a riscuotere gli affitti». Il Comune inoltre sta predisponendo un bado col quale ricevere la disponibilità di case da affittare «a persone con reddito certo - conclude Mondanelli - e con la garanzia che se l’affittuario non riuscisse a fare fronte, la quota residua la pagherà il Comune». Un ultimo tentativo, infine, il Comune lo farà per rimpinguare il fondo regionale per i contributi sul affitto passati, per i tagli statali, da 750 a 250mila euro.
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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