Il Tirreno

Prato

«Il polo oncologico? Ora o mai più»

«Il polo oncologico? Ora o mai più»

Il comitato: «Il Comune si è attivato per acquistare l’area del Misericordia e Dolce, ma la Regione fa le barricate»

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Occasione unica e irripetibile per costruire a Prato un centro di cura e ricerca sul cancro di carattere scientifico». Il comitato per il Polo oncologico da realizzare all'interno di una parte delle strutture del Misericordia e Dolce - un centro di 40mila metri quadrati, contro gli attuali 130 mila della struttura sanitaria del valore di 150 milioni, in grado di ospitare 250 pazienti - ovviamente adeguandole, torna a dare battaglia dopo il voto sulla mozione Pdl in consiglio, bocciata dal centrosinistra e dopo l'incontro organizzato dal Pd e nel quale sono state presentate le linee generali di un progetto di riutilizzo alternativo a quello del polo ma alternativo anche ai disegni della Regione.

La prima questione, per il comitato, è scongiurare l'abbattimento delle strutture esistenti «perché una volta eliminati gli edifici, nulla si potrà più fare». Per i responsabili del comitato: il presidente Carlo Alberto Rossi Bianchi, Giorgio Fresco che cura il gruppo Facebook al quale si sono già iscritte 6900 persone, Mara Verbigrazia, titolare di Marvers che ha spostato la causa ed è diventata l'addetta stampa del comitato e l'architetto Gabriele Giovannelli che cura gli approfondimenti tecnici, si tratta di "ora o mai più".

«Per una serie di motivi contingenti - spiega Rossi Bianchi - che vanno dal piano del governo di realizzare in Italia nei prossimi anni altri quattro Irccs (istituti di ricerca e cura sul cancro a carattere scientifico, in Italia ce ne sono attualmente 7, di cui uno in Toscana, ndr.). A Prato la struttura c'è già e trasformarla costerà enormemente, meno che realizzarne una nuova, perché la Regione non ha i soldi sufficienti per crearne uno a Firenze e perché a Prato esiste già un’unità operativa oncologica di eccellenza con un laboratorio per le cure traslazionali personalizzate». L'intenzione dei responsabili del comitato «in assenza di un'operazione di chiarezza da parte dei partiti» dice Rossi Bianchi, è appunto quella di confutare le tesi "contro" . A partire dalle idee del Pd «di realizzare quel Tirante verde - spiega Rossi Bianchi - che dico francamente lì per lì mi ha entusiasmato soprattutto quando ho sentito dire che i soldi ci sono sfruttando le occasioni offerte dal governo che ha messo in campo un pacchetto di finanziamenti per le valorizzazioni urbane». Rossi Bianchi ha approfondito: «E ho scoperto che effettivamente i finanziamenti esistono ma si tratta di 224 milioni in sei anni da spalmare però su tutte le migliaia di comuni italiani». Insomma briciole: progetto "verde" archiviato, almeno per il comitato.

«In più - aggiunge - uno dei criteri riguarda obbligo della proprietà da parte del Comune delle aree sulle quali si interviene. E quella ospedaliera è di proprietà Asl». Rossi liquida la questione dei 43 milioni previsti nell'accordo di programma stipulato tra Comune e Regione dalle ex giunta Romagnoli- che la Regione però vuole e sulla base dei quali ha redatto le linee di un progetto che prevede la costruzione di 200 appartamenti - come «atto decaduto se ha mai avuto validità»e sostiene, col supporto tecnico dell'architetto Giovannelli «che l'adeguamento sismico può essere fatto, se c'è la volontà, senza abbattere nulla e con costi sì, ma relativi».

Lo scoglio più grosso resta proprio la proprietà dell’area del Misericordia e Dolce che è saldamente in capo all’Asl e quindi alla Regione: «Ma ci risulta che il Comune - dice Rossi Bianchi - abbia già attivato ricerche per recuperare le risorse necessarie all’acquisto dell’area». Ma anche se accadesse la Regione alzerà le barricate: «In un incontro avuto qualche tempo fa - continua il presidente del comitato - ci è stato detto di procedere senz’altro con l’acquisto dell’area e la realizzazione del centro oncologico ma di non aspettarci mai di ottenere le convenzioni pubbliche».

In questo caso il polo oncologico pratese, se mai vedrà la luce, resterebbe una struttura privata dai costi esorbitanti per chi la gestisce e per chi ne facesse uso. «Il polo oncologico - ha concluso Verbigrazia - da questione di buon senso si è trasformata in scontro politico. I partiti devono smettere di mettere le mani sulla nostra città».

Cristina Orsini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa