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Banchelli: «Per l’emersione creiamo un codice etico»

PRATO. Sanatoria “disertata” Gianluca Banchelli, consigliere comunale, presidente di commissione, propone la creazione di un “codice etico”da sottoscrivere tra istituzioni, mondo politico e categorie...

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PRATO. Sanatoria “disertata” Gianluca Banchelli, consigliere comunale, presidente di commissione, propone la creazione di un “codice etico”da sottoscrivere tra istituzioni, mondo politico e categorie economiche e sociali «da mettere alla base di ogni azione di ogni loro associato - scrive in una nota -e aggiungerei di ogni comportamento di ogni singolo cittadino. L'obbiettivo - aggiunge - deve essere quello di contaminare con i nostri-loro comportamenti tutti i cittadini pratesi, cinesi o stranieri che siano, in modo da spezzare una volta per tutte la commistione tra mondo emerso e mondo sommerso. In pratica i committenti dovrebbero rifiutarsi di lavorare, affittare, comprare, entrare in affari, fare accordi, acquistare generi di ogni tipo, con chiunque non sottoscriva e rispetti il codice etico che dovrebbe diventare il vero marchio di fabbrica del Made in Prato». Per Banchelli è appurata l’esistenza del distretto parallelo «e bisogna trovare tutti quanti il modo di farlo emergere, per il bene della nostra economia e della nostra città». Non bastano, secondo il consigliere, il pugno di ferro delle forze dell’ordine e l’azione del Comune. «Le sanatorie - per Banchelli - sono profondamente sbagliate, ma soprattutto inique e ingiuste nei confronti di tutti quei cittadini italiani e non che lavorano ogni giorno stando alle regole. Per questo a differenza di altri sono sollevato avendo constatato che le domande siano state poco più di mille, se c'è qualcuno che in questa città ha continuato a preferire l'illegalità, bene, noi dovremo continuare a perseguirlo». Anche istituendo appunto, il codice etico. Una proposta sulla l’assessore all’Integrazione replica immediatamente: «Quella di Banchelli - dice Silli - non è certo idea nuova. Il Comune anche grazie a fondi europei è riuscito a finanziare diversi programmi tra i quali uno prevedeva l’istituzione del codice etico. Abbiamo sondato la comunità cinese - conclude - ma non abbiamo trovato alcun interesse a procedere».

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