Proteste
«Sogno un Convitto stile college»
La preside Luciana Marchese spiega quali sono i progetti per migliorare l’offerta del Cicognini
PRATO. Il Convitto Cicognini non sarà mai chiuso, anzi è destinato a ricoprire un ruolo importante in città. La preside Luciana Marchese è arrivata in piazza del Collegio da appena un mese, ma ha le idee chiare e soprattutto tanto entusiasmo. «E’ stato per me un onore essere chiamata a dirigere il Convitto come del resto l’Istituto Comprensivo Marco Polo, è una manifestazione di stima da parte del direttore centrale. Sono decisa a rimanere fino a quando ci sarà bisogno di me». Oggi ha ancora senso parlare di convitto?
«Certo il Convitto Cicognini sono sicura che non chiuderà mai, è un patrimonio storico fondamentale, è necessario però dare sicurezza di stabilità, per questo ho elaborato alcune ipotesi di lavoro che però prima devo discutere nelle sedi opportune. Il Convitto non è assolutamente un parcheggio, ma è un luogo di formazione continua per i ragazzi, dove oltre alla didattica, possono anche potenziare altri aspetti fondamentali della loro formazione. Mi riferisco allo sport, alla musica, alla danza, ma anche all’approfondimento delle lingue straniere. Da quest’anno abbiamo anche attivato per la quarta e la quinta elementare un corso d’inglese certificatoci stiamo attivando anche per estenderlo alle altre classi».
Il convitto è un luogo che suscita un rispetto reverenziale legato al passato, ma il futuro come sarà?
«Stiamo lavorando per porre le basi di una struttura che sia più simile al college, che possa soddisfare i bisogni delle famiglie e le esigenze dei ragazzi. Il convitto ha un ruolo sociale molto importante e una struttura antica che va mantenuta. Le rette servono per sostenere i servizi e l’offerta formativa che sono di prima qualità sotto ogni aspetto; penso ad esempio al pranzo che viene cucinato direttamente nelle nostre cucine. Mi piacerebbe poter ampliare lo spazio per i ragazzi, abbiamo già creato delle sale apposite dove possono riunirsi e possiamo fare altre modifiche, naturalmente nel rispetto dell’ ambiente in cui ci troviamo».
Nella vita del convitto gli educatori hanno un ruolo fondamentale…
«Certamente, paragono queste figure agli antichi filosofi, coloro che seguivano l’educazione in modo completo. Per alcuni dei convittori, quest’anno sono 78 di cui 8 ragazze per cui abbiamo creato una struttura specifica con tre educatori, siamo la famiglia e in quest’ottica dobbiamo agire. Tra i miei progetti c’è anche quello di potenziare questa figura a supporto dei ragazzi che, ad esempio, restano all’estero un anno e quando rientrano a scuola hanno bisogno di potenziare alcuni aspetti didattici. Si potrebbe pensare ad un percorso personalizzato, come del resto per i ragazzi che hanno attività sportive impegnative e quindi possono dedicare meno ore allo studio».
Come dirigente dell’ istituto Marco Polo, quali i progetti per questo plesso?
«Innanzitutto voglio precisare che anche in questo caso ho trovato uno staff molto professionale, chi mi ha preceduta ha fatto un ottimo lavoro. Il mio obiettivo, per ora, è quello di creare una maggiore coscienza d’istituto comprensivo autonomo».
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