Italia
Muore per l’incidente, super risarcimento
PRATO. Morì 22 giorni dopo essere stato investito da un’auto mentre allestiva il suo banchetto al mercato ambulante di Poggio a Caiano. Ora il suo investitore è stato condannato dal giudice civile...
PRATO. Morì 22 giorni dopo essere stato investito da un’auto mentre allestiva il suo banchetto al mercato ambulante di Poggio a Caiano.
Ora il suo investitore è stato condannato dal giudice civile del tribunale di Prato a risarcire la moglie, la figlia e il fratello con ottocentomila euro.
Il tragico episodio risale a sei anni fa: al 2006.
Carlo Giusti, aveva 42 anni, abitava ad Agliana e di mestiere faceva il commerciante ambulante.
Il 15 gennaio, in piazza Risorgimento a Poggio a Caiano, in occasione del consueto mercato, tra le 6 e le 7 di mattina, proprio mentre stava allestendo il banco, venne investito dall’auto di un abitante di Poggio, Stefano Melani, che per ragiuni allora tutte da chiarire, invase l’area riservata al mercato prendendo in pieno il commerciante.
Subito ricoverato e operato a Careggi, Giusti tornò a casa ma continuò ad accusare dolori e malesseri.
Finché, il 6 febbraio, le sue condizioni precipitarono e una trombosi venosa ne stroncò la forte fibra.
Alla morte, come di prassi, seguì un’inchiesta (sul corpo del commerciante fu anche ordinata l’autopsia) ma in sede penale il giudice decise per l’archiviazione, non trovando prove che collegassero direttamente l’incidente alla morte dell’uomo.
Ma la famiglia, assistita dagli avvocati pratesi Giacomo Mari, Stefano Lenzi e Franco Legni, decise di procedere in sede civile.
E qui è stata decisiva la relazione del consulente tecnico Marco Marello, che ha consentito di ricollegare la trombosi fatale all’incidente.
Giusti infatti aveva una sana costituzione e dopo l’operazione a Careggi, era stato curato in modo appropriato, con i farmaci correttamente utilizzati in casi del genere.
La successiva morte a distanza di ventidue giorni è dunque assai difficilmente non collegabile con l’incidente. Il giudice ha quindi deciso per la responsabilità dell’investitore, condannandolo a pagare (in solido con l’assicurazione) 800.000 euro ai familiari.
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