Il Tirreno

Prato

Irregolari, solo mille scelgono la sanatoria Silli: «Deludente»

di Barbara Burzi
Irregolari, solo mille scelgono la sanatoria Silli: «Deludente»

La stragrande maggioranza è per il settore domestico La quota di clandestini tocca le 20-25mila presenze

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PRATO. Il tempo a disposizione di datori di lavoro e lavoratori in nero per mettersi in regola è scaduto. Sono circa mille gli immigrati irregolari che hanno avviato la procedura di emersione dalla clandestinità in seguito alla sanatoria che il governo ha approvato. Dai primi dai ufficiali forniti dal ministero dell’Interno sono stati 1054 i moduli inviati, di cui ben 928 per il settore domestico. La stragrande maggioranza delle domande pervenute dalla provincia di Prato riguarderebbe dunque colf, badanti e collaboratrici domestiche. Sono solo 126 invece i lavoratori impiegati in altri settori come il manifatturiero ad aver fatto domanda di regolarizzazione. Quest’ultimo dato è in linea con quello nazionale. A Prato tuttavia il quadro fornito dai dati della sanatoria del governo Monti ha fatto emergere una sorpresa: la scarsa consistenza del numero delle richieste. «Sono dati deludenti – dichiara l’assessore all’integrazione Giorgio Silli – non ci aspettavamo che approfittassero d ella sanatoria tutti i clandestini che si stimano sul territorio in circa 20-25 mila, ma almeno una parte consistente sì. Purtroppo non abbiamo ancora i dati definitivi riguardo alle cittadinanze di chi ha chiesto di emergere nella provincia di Prato, ma se, per assurdo, i mille fossero tutti cinesi, questo denota un fatto gravissimo. E’ la cartina tornasole – continua - che all’imprenditore cinese così come al suo operaio, non interessa emergere e preferisce lavorare, di fatto, in un sistema illegale. Se ancora c’è chi crede che non esiste un distretto parallelo, dovrà ricredersi probabilmente il mettersi in regola non interessa proprio perché in tal caso le aziende non sarebbero più concorrenziali».

Diversa la lettura data del consigliere comunale del Pd Simone Mangani, il quale punta il dito contro gli elevati costi del provvedimento. «I dati dimostrano che questa sanatoria, al pari di quella del 2009,rischia di tramutarsi in una beffa e in una truffa – afferma in una nota – Il lavoratore non può permettersi di pagare certe cifre: la legge vorrebbe che fosse il datore di lavoro a farsene carico, ma la pratica, vuole che a pagare sia il lavoratore». E poi, aggiunge in risposta a Silli: «Non è certo colpa dei lavoratori, irregolari sotto ogni profilo, se il governo ha partorito una sanatoria capestro e se i comuni italiani, Prato in testa, non si sono fatti sentire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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