Il Tirreno

Prato

Confezioni in crisi, cinesi un po’ meno

di Ilenia Reali
Confezioni in crisi, cinesi un po’ meno

Il settore ha per la prima volta un saldo negativo ma i lavoratori nati in Cina si collocano in altri settori, dal tessile al turismo

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PRATO. E’ certificato. Anche il settore dell’abbigliamento è in crisi. O comunque assorbe meno lavoratori di un tempo. Per la prima volta da quando vengono elaborati i dati del lavoro a Prato il bilancio tra assunzioni e licenziamenti il settore è in negativo. Un dato assimilabile all’imprenditoria cinese che però se presa nel suo insieme non soffre. Anzi avanza.

Abbigliamento e cinesi. Nel primo semestre del 2012 la differenza tra avviamenti e cessazioni di rapporti di lavoro è pari a meno 558. Il saldo complessivo dei contratti ai lavoratori per i cittadini nati in Cina è di 5.606 di cui ben 1.630 in altri settori. Il grosso del trasferimento di manodopera va verso bar e ristoranti ma anche in aziende alimentari, chimiche, della plastica. Anche per quanto riguarda i cinesi si assiste a un calo dei contratti a tempo indeterminato. In questo caso l’analisi è piuttosto semplice: i professionisti a cui si affidano gli imprenditori orientali hanno insegnato loro che un’alternativa al part time a tempo indeterminato è il contratto a termine.

Il tessile resiste ma è precario. Nel presentare il risultato la vice presidente Ambra Giorgi ha esordito dimostrando la sorpresa per un dato inaspettato. «E’ un tessile che lotta per resistere» ha detto evidenziando che questa volta il saldo tra avviamenti e cessazioni è positivo. Un più 378 che fa bene al cuore ma che purtroppo non è così limpido. Il dato, indubbiamente positivo, è annacquato dal fatto che il settore è sempre più legato alla precarietà. I contratti a tempo indeterminato (il saldo è meno 2020) sono infatti pressoché spariti nelle nuove attivazioni lasciando spazio a contratti a termine (più 500) per far fronte ai picchi di lavoro, spesso di 3 o 6 mesi, quasi mai di un anno.

Un tempo erano gli altri settori. Per la prima volta l’analisi riguarda anche quei settori considerati minori. I dati sono infatti stati spacchettati e hanno dato delle sorprese. Una per tutti il turismo che registra un bel più 248 così come le altre industrie manifatturiere registrano un più 163.

Mobilità in crescita. Era un po’ di tempo che la mobilità no n cresceva. Non certo perché non si perdevano posti di lavoro ma perché il ricorso alle varie forme di cassa integrazione avevano sospeso l’ultilizzo della mobilità se non nel caso non si fosse trovato un nuovo contratto. Nel 2012 sono stati inseriti nelle liste di mobilità 1.238 lavoratori, il 21% in più rispetto al 2011. Il tessile è ancora il settore di provenienza più presente con il 60,5 per cento delle iscrizioni. Altro dato negativo nel semestre 2012 sono usciti dalle liste 1.006 lavoratori: di questi solo il 12,52% ha trovato un lavoro a tempo indeterminato mentre il 53% per la decorrenza dei termini.

Serve una politica industriale.

La vice presidente Ambra Giorgi, al termine dell’illustrazione dei dati con la collaborazione di Giancarlo Carboncini delservizio lavoro della Provincia e di Saverio Langianni per Asel

ha evidenziato come sia necessaria oggi più di sempre una politica industriale. «Le nostre piccole e medie imprese, seppur con mille difficoltà e con il ricorso a molti contratti non a tempo indeterminato, sta dimostrando che fa di tutto per rimanere sul mercato. Il tessile c’è riuscito anche grazie agli ammortizzatori sociali.Oggi però c’è bisogno di misure ad hoc di aiuto e di rilancio.

GUARDA IL VIDEO

CON L’APPELLO DI GIORGI

E I DATI COMPLETI DELLO STUDIO

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