Gioco
Le aziende di Biella strizzano l’occhio alle filature cardate
Il Consorzio va in trasferta a “Filo” e torna corteggiato «Non ci aspettavamo di avviare così tanti contatti»
PRATO. Era tanti anni fa. E anche Prato era molto diversa. In un dibattito in cui c’era la solita contrapposizione tra committenti e terzisti in casa degli industriali un ex presidente se ne uscì con una frase del tipo: «Dove vanno i filatori? Da soli, neanche più in là di Paperino». Quell’ex presidente, ovviamente un impannatore, intendeva dire che la valigia per girare il mondo e cercare contatti l’avevano solo i lanifici e che i filatori non facevano che aspettare, nei loro capannoni, che arrivassero gli ordini.
I tempi sono cambiati tanto che oggi dubbi non ce ne sono e i filatori, da soli, vanno. Eccome se vanno.
Il Consorzio lavorazioni tessili è stato, insieme agli artigiani e con un progetto finanziato dalla Camera di commercio, alla fiera di settore milanese “Filo”.
«Siamo andati per far vedere che esistiamo ancora. E che a Prato, nonostante la crisi le filature cardate ci sono ancora», commenta Lido Macchioni, presidente del Consorzio lavorazioni tessili.
Speranze sulla possibilità di riportare ordini non ce n’ erano un granché visti i tempi che corrono con le filandre e gli assortimenti completamente fermi da settimane. «Inoltre - aggiunge Guido Pagliai, presidente della sezione filatori dell’Unione industriale pratese - si trattava dell’edizione per la collezione primavera estate che per noi non è neppure quella principale. Sta di fatto che invece i contatti ci sono stati. Molti e inaspettati».
«Sono passati dallo stand - mette in evidenza Pagliai - molti imprenditori del nord Italia, prevalentemente titolari di aziende biellesi, che appena hanno visto che avevamo le filature cardate hanno chiesto di avere i nostri dati per avviare dei contatti per la collezione invernale. Erano stupiti del fatto che potessimo rispondere anche alle loro esigenze».
«Nelle loro zone - aggiunge Macchioni - la filiera tessile ha sofferto per la crisi anche più di noi e da loro di filature che fanno cardato ne sono rimaste, ci hanno detto, non più di una manciata. Noi abbiamo spiegato che siamo perfettamente in grado di lavorare per tutti. Già abbiamo rapporti con aziende del nord e anche della Romania e che come Consorzio siamo in grado di rispondere a qualsiasi tipo di ordine».
Dire che il successo era insperato è poco. «Eravamo andati lì giusto per dire che “Prato, fabbrica di moda” esiste ancora - è sempre il presidente del Consorzio a parlare -ed invece ci siamo trovati con un bel po’ di contatti e con la soddisfazione di essere considerati per il lavoro che facciamo».
Un successo che, come si sa, ha una doppia faccia. Se da una parte a Biella chiedono di poter collaborare con i terzisti pratesi, dall’altra c’è il rischio che nei momenti di picco di produzione non ci possano essere risposte positive per tutti. «Il rischio c’è - conclude Pagliai - e lo diciamo da tempo. Lavorare con il nord però per noi significa anche riempire i periodi morti visto che c’è una differenza sostanziale nell’organizzazione del lavoro. Gli imprenditori biellesi, in linea generale, hanno una programmazione più lunga rispetto ai colleghi pratesi. E di questi tempi è oro».
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