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Prato

Il tessile resiste ma è sempre più a tempo determinato

Il tessile resiste ma è sempre più a tempo determinato

Oltre 3.000 in mobilità. L’assessore provinciale Giorgi: «Ora servono politiche industriali»

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PRATO. Non sono drammatici come forse ci si poteva aspettare i dati che riguardano l'andamento del mercato del lavoro a Prato nel primo semestre 2012. Com'è facile aspettarsi ci sono molte ombre, ma anche qualche spiraglio che ci mostra un movimento di contratti ancora vivace, nonostante la profonda e perdurante crisi, con settori che provano a rialzare la testa anche se il lavoro precario e a tempo si afferma sempre più a scapito di quello a tempo indeterminato.

A palazzo Buonamici il report è stato illustrato e commentato nella sala del Consiglio dalla vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi, da Giancarlo Carboncini del Servizio Lavoro della Provincia e da Saverio Langianni di Asel di fronte a un pubblico di esperti, addetti ai lavori, forze economiche e sociali.

«Il tessile che si difende con le unghie e con i denti, i settori nuovi che cominciano ad affermarsi, la vivacità del mercato sono senz'altro elementi di speranza - ha commentato la vicepresidente Giorgi - Mi auguro però che a sostenere il nostro manifatturiero, il tessile anzitutto, arrivino presto politiche industriali serie. Mi aspetto che la Regione e il Governo si impegnino per far ripartire il motore dell'economia pratese».

Altrimenti il rischio è che Prato diventi il simbolo della precarietà del lavoro anche perché il tessile lotta e cerca di salvarsi ma solo grazie all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il totale dei lavoratori in mobilità il 30 giugno scorso erano oltre 3.000.

Il report, elaborato dall'Osservatorio provinciale e dal servizio Lavoro della Provincia ha messo a confronto dati che documentano cosa è successo per lavoratori e imprese del distretto nel primo semestre del 2012, prendendo in esame i flussi (cioè il movimento dei contratti) e consentendo una visione aggiornata del mercato del lavoro.

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