Il Tirreno

Prato

museo di scienze planetarie

Marco Morelli è il nuovo direttore

«Entro un anno realizzeremo una serie di iniziative per creare una rete internazionale»

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PRATO. Il museo delle scienze planetarie ha un nuovo direttore, Marco Morelli. Fra i fondatori della struttura, adesso ospitata in via Galcianese, Morelli si è occupato all'interno del museo fin dai primi tempi della ricerca geologica. Con la promozione decisa dai soci (fondazione Pro Verbo, Provincia, Università di Firenze) dovrà gestire un'eredità esaltante e al tempo stesso a rischio di scomparsa. E per valorizzare ciò che di buono c'è – ovvero gli spazi espositivi con i minerali e i percorsi didattici sul sistema solare – Morelli ha in mente un ventaglio di iniziative da mettere in campo entro un anno. Con il desiderio di poter sfilare nel Corteggio Storico della prossima edizione in un progetto che coinvolgerà ricercatori internazionali per far conoscere il museo, momento culminante di iniziative per coinvolgere maggiormente gli studenti delle scuole e i privati. «Il mio obiettivo sarà di poter creare una rete di musei scientifici, in maniera da aumentare la visibilità anche del nostro – spiega Morelli – Ci apriremo all'attività di ricerca e di didattica e cercheremo di far leva sulle comunità straniere, grande risorsa per la città. Anche per il nostro museo è importante implementare iniziative che migliorino l'integrazione, perché il cielo è lo stesso per tutti». Fin da subito il nuovo corso del museo punterà sui contatti col Cern di Ginevra. Probabile, all'interno della collaborazione col gruppo astrofilo del museo, il ritorno a Prato di Margherita Hack da molto tempo in contatto con l'ente. Esaurita questa carrellata dei punti di forza, Morelli dovrà far fronte anche con una spiacevole situazione finanziaria. A partire dal riordino delle Province: dopo la Spending Review uno dei soci di punta del museo potrebbe saltare, portandosi dietro una parte dei finanziamenti. L'apertura ai privati è l'unica risposta possibile: «Io guardo con ammirazione al modello degli Stati Uniti, dove i musei sono gratuiti e compartecipati fra istituzioni pubbliche e privati. Non voglio pensare di aumentare il costo del biglietto, piuttosto cercherò di ottenere sponsorizzazioni da parte di società oppure finanziamenti da singoli privati, consapevole che purtroppo da noi manca ancora questa cultura».(c.p.)

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