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storia di un’azienda

Le pellicce create a Prato piacciono anche ai cinesi

Le pellicce create a Prato piacciono anche ai cinesi

PRATO. Non capita tutti i giorni di realizzare una collezione per un marchio cinese con l’ambizione di aprire una catena di negozi nelle più importanti metropoli del paese e non solo. La fortuna è...

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PRATO. Non capita tutti i giorni di realizzare una collezione per un marchio cinese con l’ambizione di aprire una catena di negozi nelle più importanti metropoli del paese e non solo. La fortuna è toccata a una piccola azienda artigiana del distretto, scelta tra le tante da un gruppo di imprenditori orientali intenzionati a sviluppare il proprio brand nel mondo grazie alla spinta dell’eccellenza dell’artigianato italiano. La creatività e l’esperienza sono quelle di Cinzia Bedini, titolare di una laboratorio di pellicceria (Arte e pellicceria) specializzato nella riparazione e nella rimessa a modello dei capi.

«Lavorando sia in proprio che conto terzi – spiega Bedini – sono riuscita a vendere una collezione di circa ottanta capi alla società cinese licenziataria di una marca d’abbigliamento, registrata in Germania e pubblicizzata anche in Italia,che avrebbe dovuto aprire una catena di negozi. Ho partecipato anche alla sfilata che si è tenuta a Pechino, dopodiché quest’esperienza, purtroppo, non ha avuto seguito nonostante l’interesse da parte loro». Si tratta comunque di un bel colpo quello messo dal piccolo laboratorio di via Ciampi con una storia alle spalle iniziata oltre quarant’anni fa. «L’attività fu aperta da mia madre nel ‘69 – racconta – nel mio piccolo ho sempre collaborato, per cui dopo gli studi è stato quasi un percorso naturale entrare nell’azienda di famiglia. Per sei anni ho lavorato da un’altra parte a Firenze perché ritenevo che fosse importante acquisire nuove competenze e un punto di vista diverso. Ero anche molto giovane e con tanta voglia di fare. Dopo essere subentrata a mia madre nel ‘91, diventando l’effettiva proprietaria dell’azienda, ho dovuto sospendere l’attività per quattro anni a causa di problemi familiari per poi riprenderla nel ‘98». Una decisione presa non certo a cuor leggero, visto che la le prospettive già a quei tempi non erano rosee. «La pelliccia stava vivendo una forte crisi nell’industria della moda – spiega – chiunque mi sconsigliava di riaprire l’attività, ma d’altra parte con due figli avevo bisogno di lavorare e non volevo sprecare le mie competenze».

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