Il Tirreno

Prato

Cozzolino, ecco altri tre pentiti

Otto camorristi alla sbarra per l’omicidio del commerciante di stracci, ucciso 13 anni fa a Montemurlo

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PRATO. Ci sono altri tre pentiti che accusano i vertici del clan Birra di Ercolano di aver ordinato l’omicidio di Ciro Cozzolino, freddato a colpi di pistola la sera del 4 maggio 1999 in via Pascoli a Montemurlo.

La novità è emersa ieri all’apertura del processo in Corte d’assiste (aula bunker di Santa Verdiana a Firenze) nei confronti di nove camorristi.

I nomi dei tre nuovi collaboratori (Agostino Iacomino, Michele Lupo e Agostino Scarrone) sono stati fatti dal pubblico ministero Pietro Suchan e vanno ad aggiungersi a quello di Gerardo Sannino, 35 anni, reo confesso dell’omicidio, che nel 2010 ha cominciato a collaborare con gli inquirenti accollandosi la responsabilità di molti omicidi, tra cui quello di Montemurlo, e tirando in ballo il vertice del clan Birra di Ercolano. La collaborazione gli è valsa una pena più che mite per l’assassinio di Cozzolino (appena 8 anni) e ora alla sbarra ci sono i presunti mandanti: Giovanni e Antonio Birra, Giacomo e Stefano Zeno, Palmerino Gargiulo, Salvatore Di Dato (difeso da Valeria Fontana, Federico Febbo e Costanza Malerba), Lorenzo Fioto (solo per il porto abusivo di armi), Giuseppe Chierchia e Gerardo Ascione.

Gli ultimi due sono rispettivamente fratelli di Michele Chierchia e Vincenzo Ascione, due delle tre persone che un anno dopo l’esecuzione di Montemurlo furono arrestati per l’omicidio e condannati in primo grado all’ergastolo. In appello però sono stati assolti e non potranno più essere processati, anche se, in occasione della seconda tranche di arresti, scattata nel febbraio dell’anno scorso, gli inquirenti dissero chiaramente che anche nei loro confronti era stato raccolto «un grave quadro indiziario». Ma nel nostro ordinamento una persona non può essere processata due volte per lo stesso reato. Non ci sono loro, dunque, e ci sono i fratelli tra gli imputati del processo che proseguirà il 25 ottobre.

Ieri doveva essere il giorno delle questioni preliminari, ma l’udienza è durata oltre cinque ore, anche perché il pubblico ministero Suchan ha depositato i verbali di quattro nuovi interrogatori: i tre collaboratori di giustizia che si sono aggiunti a Gerardo Sannino e la madre di quest’ultimo. Secondo il pm le nuove testimonianze forniscono ulteriori riscontri alle accuse nei confronti degli otto imputati. In particolare Agostino Iacomino, ora sotto protezione, sostiene di aver saputo dal capoclan Giovanni Birra che l’omicidio Cozzolino, l’unico pianificato e realizzato dalla camorra in Toscana, era stato deciso dal clan.

Cozzolino, detto Vincenzo o’ Pazzo, fu ammazzato, secondo l’accusa, perché aveva deciso di mettersi in proprio nel mercato degli stracci, da sempre controllato da Ercolano. Il clan aveva calcolato di averci rimesso tre miliardi di lire e fu decisa una punizione esemplare. A uno dei sopralluoghi in Toscana avrebbe partecipato anche Giovanni Birra in persona. Il piano fu eseguito alla perfezione e a lungo si è creduto che l’omicidio sarebbe rimasto impunito, ma forse alla fine non sarà così.

Paolo Nencioni

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