Sicurezza
Fiaccolata in tono minore parole dure di don Santino
Il parroco: «Se il sottopasso di via Ciulli fosse di un privato sarebbe già in carcere» Il presidente di Narnali Insieme: «Raccoglieremo le firme e le daremo al prefetto»
PRATO. Parole pesanti quelle pronunciate ieri sera da Don Santino Brunetti e dal presidente di Narnali insieme Oliviero Giorgi alla fiaccolata di via Ciulli, in ricordo delle tre donne morte nel sottopasso allagato.Sottopasso ancora chiuso a due anni dalla tragedia e a un anno dalla “riconsegna” della struttura al Comune.
«Finchè questo sottopasso rimarrà chiuso ci ricorderà la morte », ha detto don Santino .«Se fosse stato mio o di un privato -ha aggiunto - a quest’ora sarebbe già stato in carcere. Invece è pubblico e quindi assistiamo dopo tutto questo tempo a un rimpallo di responsabilità. In questa vicenda non c’è niente di civile: ricordiamo che se vogliamo che i cinesi rispettino le nostre regole dovremo averne anche noi per le loro».
Ad ascoltare le parole del parroco diMaliseti anche una delegazione cinese, per la prima volta, presente alla fiaccolata e accompagnata dal connazionale, don Francesco.
Più duro ancora Giorgi. «Non riaprendo questo sottopasso e neppure il passaggio pedonale - ha sottolineato - si è decido di dividere in due questa strada creando un muro di Berlino tra Narnali e Galciana. Questo è un abuso istituzionale vero e proprio e siccome nessuno ci ascolta facendo cosa è necessario per riaprire il sottopasso noi avvieremo una raccolta di firme per consegnare la struttura alla prefettura, unica istituzione che a questo punto riconosciamo». Alla fiaccolata erano presenti circa 50 persone, meno dell’anno passato quando a ricordare le donne morte in quella tragedia terribile c’erano 500 persone. Una presenza minore anche perché l’organizzazione è partita più in ritardo ma anche perché evidentemente nel resto della città si tratta di una cicatrice già riemarginata nonostante sia di qualche giorno fa la notizia che una manciata di tecnici, di vari enti, è stata rinviata a giudizio.
A rappresentare le istituzioni erano in pochi. Per la Provincia c’era l’assessore Stefano Arrighini, per la circoscrizione ovest il presidente Giovanni Mosca insieme alla consigliera Monia Faltoni e ad altri consiglieri e dirigenti del Partito democratico e dell’Italia dei valori.
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