Il Tirreno

Prato

In milletrecento per Renzi

di Cristina Orsini
In milletrecento per Renzi

Bagno di folla a Coiano, apre su doppio turno e albo nelle primarie. «Il mio slogan? Futuro»

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PRATO. «Matteo mandali tutti a casa». I politici, naturalmente. E’ questo che chiedono le oltre mille trecento persone che ieri hanno osannato Renzi a Coiano «la capitale della rottamazione» ha attaccato lo sfidante del segretario Bersani alle primarie del prossimo 25 novembre. Perchè fu a Coiano che la vecchia guardia della sinistra venne mandata a casa da un voto segreto aprendo le porte a quello che allora era il “nuovo” Claudio Martini, per due volte sindaco e altre due presidente della Regione. Luogo simbolo e non casuale, Coiano.

Matteo Renzi arriva col camper con un ritardo di almeno quaranta minuti. Causa traffico e “ton ton dei poveri” - dicono i ragazzi del comitato - che ha fatto sbagliare strada all’autista. E la prima cosa che fa chiede scusa alla gente, una marea di persone, non vip, non politici, cittadini, coppie anche un po’anziane, giovanissimi, persone che hanno stipato la sala e ora aspettano di vederlo. Entusiaste

E’ come un’ondata di piena Matteo Renzi che cestina il linguaggio della politica e pare a talk show: battute e contenuti, intermezzo di video. E va vanti così per un’ora e mezza. Dai fondi europei che devo essere meglio usati, a come trovare soldi per famiglie e piccole imprese, alla necessità di snellire la burocrazia: « Siamo l’Italia dei capi di gabinetto». Fa veder qualche slide, scherza: «Vedete che ho studiato» ma gli applausi a scena aperta arrivano quando “stritola” la vecchia politica. Dalema è il primo: «Il mio amico» dice e parte il video: un intervista nella quale Lili Gruber chiede all’ex presidente del consiglio cosa accadrebbe se alle primarie vincesse Renzi. La risposta: «Non ci sarebbe più il centrosinistra». «Ma perchè - tuona Renzi - se vinciamo noi una storia si deve chiudere? Se vinciamo noi al massimo non c’è più il seggio in Parlamento per Dalema». E giù applausi. Parla di politica come “futuro”- «il mio slogan» dice - di ridare «credibilità per uscire dal punto più basso nel quale siamo arrivati», di primarie «che devono coinvolgere le persone sulle idee». Platea attentissima composta da persone, appunto, e da qualche politico di colore bipartisa. In prima fila c’è la segretaria Pd Ilaria Bugetti, bersaniana: «Renzi è un ospite e siccome sono educata lo accolgo bene»; il presidente della Provincia Lamberto Gestri altro “bersaniano” che però a volte sorride; Emiliano Citarella il capogruppo Pd in Provincia, l’assessore Edoardo Nesi “reanziano” della prima ora e poi Massimo Carlesi , i ragazzi del comitato (Metteo Biffoni, Caterina Marini, Ciro Becchimazi e tanti altri), le Officine democratiche con Filippo De Rienzo. E ancora: il presidente della circoscrizione Ovest Giovanni Mosca e anche Aurlio Biscotti. Non manca nessuno.

Sulle primarie Renzi fa un’apertura importante: «Vogliono l’albo degli elettori? E a me sta bene. Voglio la firma per la carta d’intenti? Va bene ugualmente, bisogna pagare l’obolo che per avvicinare al voto è aumentato di quattro volte? Va bene anche quello. Il doppio turno? Ok ». La chiusura netta però viene sulle pregistrazioni «non è possibile chiedere alla gente di fare la coda anche per preregistrarsi. Le primarie - dice Renzi - servono per portare le persone per bene a votare, con questo sistema si portano solo le truppe cammellate, chi ha interessi, sempre gli stessi». E la voce del sindaco di Firenze viene subissata dagli applausi. Sottolinea come le regole siano rimaste le stesse per le tornate di Prodi, Veltroni e Bersani. «Non sono d’accordo a mettere dei limiti - attacca - che diano il senso della paura del gruppo dirigente. E lo dico per loro». Un passaggio anche sull’accusa di attirare voti a destra: «Se uno di centrodestra è deluso e vuole cambiare schieramento noi, così, glielo impediamo. Gli diciamo pussavia. Ma se non prendiamo i voti di Berlusconi noi si riperde le elezioni». Ribadisce la fedeltà al Pd: «Se perdo non facciamo un altro partito e torno a fare il sindaco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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