Attenzione
Non verso Iva e contributi, poi si vedrà
Il boom dei reati tributari è figlio della crisi economica del distretto. Il procuratore capo Piero Tony spiega perché
PRATO. I casi più frequenti sono l’omesso versamento dell’Iva o dei contributi per i dipendenti, ma ci sono anche tante false fatture per evadere le tasse. Dall’inizio dell’anno, come ha sottolineato nei giorni scorsi una statistica pubblicata sul Sole 24 Ore, alla Procura di Prato è iniziata ad arrivare una valanga di notizie di reato in materia tributaria, con un aumento quasi inverosimile del 1.660% rispetto al 2010. Che cosa sta succedendo? Prova a spiegarlo il procuratore capo Piero Tony che, seduto accanto ai sostituti Lorenzo Gestri e Giuseppe Ledda, snocciola cifre ancora più alte di quelle pubblicate dal quotidiano della Confindustria.
Nel primo semestre del 2010, spiega Tony, i reati tributari segnalati erano stati appena 10, sono stati 160 nel primo semestre del 2011 e ben 460 nei primi sei mesi di quest’anno. L’anomalia, a ben vedere, non è solo del 2012, ma del 2010, perché la miseria di dieci notizie di reato non si spiega se non con qualche problema avuto dall’Agenzia delle entrate a trasmettere le pratiche in Procura. Dieci segnalazioni in sei mesi è roba da cittadina di provincia. E infatti le notizie di reato aumentano di 16 volte l’anno seguente e continuano a crescere nel 2012. Ma anche le 460 segnalazioni del 2012 sono un’anomalia. Basti pensare che Roma, oltre dieci volte più grande di Prato, ne conta 1.376.
Ma di cosa stiamo parlando? In gran parte di omessi versamenti Iva e contributivi. Secondo i magistrati della Procura è una conseguenza della crisi economica del distretto, anche perché spesso nelle notizie di reati tributari si parla di una successiva liquidazione o fallimento della società. Sarebbero insomma i comportamenti di quegli imprenditori che, tentando di allungare la vita dell’azienda, usano i soldi dell’Iva o dei contributi per pagare i fornitori. Spesso finisce male, e oltre alla chiusura scatta la procedura penale.
Si calcola che la metà dei reati tributari siano ascrivibili agli imprenditori stranieri, ma c’è una differenza. Di solito gli stranieri che non pagano Iva o contributi, in gran parte cinesi, mettono la società in liquidazione, mentre gli italiani finiscono per fallire. «Ma l’evasione fiscale in Italia non è colpa dei cinesi» ci tiene a chiarire il procuratore Tony.
Un’altra differenza tra italiani e cinesi, in questo settore, è che i secondi in genere sono accusati di forme di evasione o elusione abbastanza semplici (l’omesso versamento Iva, appunto) mentre alcuni italiani, spesso grandi aziende, possono contare su tecniche molto più raffinate, con triangolazioni Italia-estero-Italia di cui a Prato si contano già numerosi esempi.
Se la tendenza non subirà cambiamenti, alla fine dell’anno la Procura rischia di dover fare i conti con oltre 800 notizie di reato in materia tributaria (la legge 74/2000). Riuscirà a reggere il peso? «Sono effettivamente tanti» commenta il sostituto Gestri, ma il procuratore capo Tony è ottimista. «Ora abbiamo una squadra di magistrati che lavora giorno e notte - dice - e abbiamo anche una grande produttività. Inoltre, approfittando del riordino delle Procure, abbiamo già fatto una richiesta al Ministero per avere rinforzi sul personale amministrativo. Pensi che l’organico, già ridotto, è di 27 unità, delle quali solo 21 coperte. Noi puntiamo ad arrivare a 40».
Paolo Nencioni
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