Il Tirreno

Prato

La Silicon Valley in salsa pratese

di Carlandrea Poli

Picnit: 500 piccole aziende con 1700 addetti nell’Ict Una realtà che si integra bene con l’economia tessile

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di Carlandrea Poli

PRATO

Un insospettabile distretto tecnologico – i più temerari già lo definiscono la Silicon Valley pratese – con 500 piccole aziende e oltre 1.700 addetti attivi nel settore ICT (Information, Comunication, Technology) che non fanno concorrenza, ma anzi si integrano con la tradizionale economia tessile della città. Questa è la fotografia scattata dallo studio promosso dall'assessorato alle attività produttive del Comune e condotto dall'università di Firenze. Ieri pomeriggio è toccato al ricercatore Alberto Gherardini illustrarne i contenuti nell'ambito della prima delle tre giornate di Picnit al museo del Tessuto. Un tentativo quello dell'amministrazione comunale di mettere in evidenza la nuova eccellenza produttiva e capire i possibili ambiti di intervento della mano pubblica nel sostenere queste imprese. Anche se fino ad oggi sono riuscite a cavarsela egregiamente da sole. Perché, in effetti il sindaco Roberto Cenni l'impegno della politica lo promette: «Vogliamo creare un terreno fertile per lo sviluppo di nuove iniziative. Quella rappresentata dal settore Ict è una grande opportunità – spiega durante il dibattito-talk moderato da Umberto Cecchi –, che va oltre il tessile e le misure di supporto ad esso». Ma l'analisi di Gherardini testimonia che a fare molto sono stati gli animal spirits del mercato, l'iniziativa spontanea di imprenditori prevalentemente giovani, con una buona disponibilità di capitali e un sostanziale “vuoto istituzionale”. Dei fattori ambientali a fare la differenza è stata l'esperienza diffusa del fare impresa – da qui i contatti fin dall'inizio col mondo imprenditoriale tradizionale – insieme ad una collocazione strategica in un'area metropolitana e una banda larga estesa nel territorio. Queste opportunità sociali e di infrastrutture delle telecomunicazioni hanno consentito di raggiungere a Prato un numero persino più elevato di aziende tecnologiche sul totale delle aziende attive rispetto alla media della Piana. Inoltre, questo “cluster” o nucleo di imprese all'avanguardia è animato da imprenditori più giovani: il 65,8% è under 40. Spesso con un diploma tecnico in tasca (36,6%) piuttosto che in possesso di una laurea (29,3%), altra caratteristica che rende omogeneo l'Ict pratese all'imprenditoria orientata al manifatturiero. Questa comunanza riserva delle vulnerabilità. La tendenza molto pratese ad un estro imprenditoriale capillare fa sì che le aziende abbiano – in genere – un basso numero di addetti. Di conseguenza il numero di occupati rispetto agli inizi del 2000 si è contratto, passando dalle 2.000 unità alle attuali 1.700. Questo può rendere ancor più marcato il problema tipico delle start-up, l'accesso al credito soprattutto quando i portatori delle buone idee sono sprovvisti di capitali. La ricerca dell'Unifi propone alcune ricette come l'attrazione di venture capital, un piano di formazione e una cooperazione fra imprenditori e università per incubare nuove start-up. In questa direzione intende muoversi la Regione.

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