Sicurezza
Carlesi va con Renzi: condivisione sui temi e per una nuova etica
«Il Pd dica che non ricandida chi ha votato le delibere che hanno provocato mangia mangia e porcherie»
PRATO. Ci ha riflettuto, ha seguito il dibattito e alla fine ha deciso.
Massimo Carlesi, capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale, è pronto a fare il salto nel grande mare dei “renziani”. Senza per forza entrare in alcun comitato ma con la disponibilità piena a dare una mano per riuscire a portare a casa il risultato.
Cosa l’ha convinta?
«I temi che tratta che sono decisamente condivisibili perché da un lato rompono gli schemi tradizionali del centrosinistra, dall’altro sono importanti per il dibattito, visto che si affrontano argomenti come il lavoro, l’economia e i giovani».
Carlesi ha sempre avuto molto seguito, soprattutto tra la gente. Non pensa di creare in po’ di imbarazzo nella sua base elettorale?
«Spero di no. Le posizioni di Renzi è vero che sono differenti dalle mie molto legate al sociale, ma è anche vero che non per forza è necessario sposare in toto le idee sulle quali si hanno perplessità. L’importante è concentrarsi sui temi forti che io vedo comuni: l’articolo 18, per esempio, dare risposte su lavoro e occupazione che ormai, soprattutto in una realtà come Prato, non ci sono più; affrontare la questione del precariato dei giovani, il problema dei problemi. Bisogna recuperare il rapporto con il territorio che la politica in questi anni ha perso, partendo da tre temi senza risolvere i quali non si andrà da nessuna parte: il credito che condiziona la vita all’Italia che produce, l’occupazione, come ho già detto, e mettere le basi per una nuova industrializzazione. Ne aggiungo un altro, che mi sta particolarmente a cuore, ed è la moralizzazione della pubblica amministrazione».
Brutte pagine quelle attuali sulle Regioni. Che ne pensa?
«Quello che sta accadendo è un offesa alla gente che lavora e che non arriva alla fine del mese, è un’offesa che si cerchi di giustificare questo mangia mangia sostenendo che serve per il buon andamento delle politica, ed è un’offesa ancora più grande che ci sia qualcuno che sperpera in un giorno, di soldi pubblici, la stessa cifra che una famiglia guadagna in un mese».
Anche nel centrosinistra su questo fronte c’è un gran silenzio.
«Sì, perché le responsabilità stanno, nella stessa misura, in chi ha abusato, commettendo reato, e in chi ha votato quelle delibere e oggi sta zitto. Il Pd deve dichiarare, nel modo più trasparente, che queste persone, chi ha votato quelle delibere, non sono più candidabili perché eticamente e moralmente fuori da un partito che dice di essere democratico, popolare e riformista.
Carlesi non crede di essere già un po’ avanti con l’età per un leader politico che ha fatto della “rottamazione” la sua bandiera?
«Non credo nel giovanilismo a tutti i costi. Prova nei sia il fatto che ci sono giovani e anche giovanissimi che hanno mentalità e praticano una politica più vecchia dei vecchi. Credo, invece, nel cambio di mentalità che è urgentissimo almeno stando al numero di giovani coinvolti nella malapolitica».
Perché ha lasciato Rosy Bindi?
»L’unica moglie che ho si chiama Manuela. Non è questione di essere in disaccordo ma di guardare la realtà dei fatti: abbiamo una classe dirigente che deve scomparire. Non può essere che ha trenta anni si abbia a che fare con le stesse persone che si girano le poltrone e che soprattutto non hanno risolto i problemi della corruzione, anzi. Non esiste che nessuno si sia accorto delle porcherie che accadevano e che nessuno sia intervenuto per fermarle».
Anche Bersani ha messo in campo i giovani ed è accaduto pure a Prato. Un decisione credibile, secondo lei?
«Di sicuro con Bersani ci sono tanti giovani che hanno buonissime intenzioni ma non credo che mettersi nella scia del capo sia una scelta giusta. Servono giovani che esprimano le proprie idee con forza, coraggio e libertà senza promesse di scalate interne al partito e senza promesse di poltrone in qualche livello elettivo».
Si aspetta qualcosa dall’adesione al correntone Renzi?
«No, nulla, nè ho mai chiamato Renzi».
Chiederà qualcosa?
«No. Non l’ho mai fatto. Tanto è vero che ho sempre continuato a lavorare in banca al contrario di quanti a destra e a sinistra alla fine sono stati ricollocati. Ma lo slogan delle mie primarie era di tre parole: etica, legalità, lavoro e mi pare che mai come ora siano d’attualità».
Il suo sindaco ideale?
«Il cammino è ancora lungo. Però di sicuro ci vogliono soggetti che si prendono a cuore il bene della città. Un nome, nel centrosinistra ancora non c’è, ce ne sono tanti ma senza nessuna proposta seria».
Cosa pensa della tornata di primarie?
«A livello politico, proprio per questa contrapposizionepolitica, credo che la città affronterà una discussione molto forte ma anche altrettanto utile.
E per la città cosa si augura?
«Nel futuro vorrei vedere in campo la forza e il coraggio delle idee, condensate in un programma che riesca a trasformare questa fase di crisi in opportunità, in particolare per fermare quell’emorragia di giovani che senza prospettive sta continuando ad abbandonare Prato».
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