Finanza
Il cerino resta in mano a Comune, Asm e Ferrovie
Chiusa l’inchiesta sul sottopasso: verso il rinvio a giudizio di cinque indagati Archiviate le posizioni dei dipendenti di Provincia, Publiacqua e ditta privata
PRATO. Il cerino dell’inchiesta sulla tragedia del sottopasso di via Ciulli resta in mano a cinque indagati, mentre per altri tre è pronta l’archiviazione. E’ l’esito della chiusura delle indagini, comunicata in questi giorni agli otto originari indagati per omicidio colposo plurimo dal sostituto procuratore Roberta Pieri, proprio alla vigilia del secondo anniversario della morte di Wang Dong Lan, Wang Chen Wei e Wang Ji Lan, le tre donne cinesi che annegarono nel sottopasso di via Ciulli, allagato da un violentissimo nubifragio, il 5 ottobre 2010.
L’inchiesta è formalmente chiusa e ora deve trascorrere il termine di legge per l’esercizio dell’azione penale. Vanno verso il rinvio a giudizio Lorenzo Frasconi, dirigente del servizio Mobilità del Comune, Rossano Rocchi, dirigente del servizio Strade, Stefano Caldini, direttore dei lavori del sottopasso e dipendente del gruppo Italferr, Paolo Berti, responsabile del collaudo e dipendente di Trenitalia, Sandro Gensini, direttore di Asm. Verrà chiesta l’archiviazione, invece, per Jean Marie Jose Alexandre Brouze, procuratore di Publiacqua, Nicola Stramandinoli, dirigente del servizio Ambiente della Provincia, e Nicola Carlomagno, titolare della ditta Romizi Costruzioni.
Del procedimento penale su via Ciulli non si parlava dal dicembre dell’anno scorso, quando fu discusso l’incidente probatorio sulla perizia idrogeologica firmata dai tecnici nominati dal giudice per le indagini preliminari, il geologo Paolo Canuti e l’ingegnere idraulico Vittorio Campedelli. Uno stuolo di avvocati, tra cui Manuele Ciappi, Olivia Nati e Mauro Cini, e un plotone di consulenti di parte si sono esercitati in questi mesi per rispondere alla domanda se erano state prese tutte le misure necessarie per evitare la tragedia, e ancora una risposta non c’è. Molto ruota intorno al concetto di “evento eccezionale” per descrivere il nubifragio di due anni fa. Un concetto che si presta a molte interpretazioni, compresa quella assolutoria delle responsabilità umane. Il sottopasso si era già allagato altre volte prima dell’ottobre 2010, eppure non figurava tra i siti idrogeologicamente pericolosi. Le pompe idrovore non impedirono l’allagamento del sottopasso ed è tutta da chiarire la questione dell’esondazione del torrente Vella. Insomma, se ci sarà processo, sarà lungo, complicato e difficile.
Intanto, come spieghiamo a fianco, i residenti tornano a chiedere la riapertura del sottopasso. La Procura già da mesi ha dato l’ok all’accesso per ripristinare le condizioni di sicurezza, ma il Comune ancora attende. In fondo basterebbero un sensore e due sbarre, quelle che avrebbero salvato le tre cinesi.
Paolo Nencioni
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