Attenzione
Carbonizzo Lavati dopo l’incendio tutto è ancora fermo
Il titolare: «Il sindaco non ha dato ancora il via libera a questo punto non siamo certi di ripartire da lì»
VAIANO. L’attività del carbonizzo Giulio Lavati, distrutto da un incendio nell’agosto del 2011, è ancora bloccata e il titolare Giovanni Lavati non è più così convinto di sobbarcarsi, in tempi brevi, costi e oneri per la ricostruzione del capannone. Una scelta che evidenzia anche la crisi di due altri settori, quello del cardato e dell’edilizia. Il Carbonizzo Lavati lavorava 2.000 tonnellate annue di materiali tessili trattati, circa metà della materia prima della produzione tipica di Prato , ma oggi la domanda è stagnante, tanto che Lavati sta riflettendo sull’ opportunità di riprendere l’attività. «L’assicurazione – spiega – ha liquidato solamente in parte i danni, gli acquirenti dei capannoni, (le cooperative Edil amicizia e Abitcoop ndr) non hanno avanzato nessuna proposta, il sindaco non concede il permesso di risistemare la vecchia sede in quanto si trova su un’area destinata a diventare residenziale, a questo si aggiunge che il momento non è il migliore per fare investimenti. Abbiamo avuto tante promesse, ma in realtà siamo sempre allo stesso punto, credo che però riaprire alla Briglia non sarà più possibile, quando avremo liquidità, potremmo pensare ad un’altra sede, sempre a Vaiano».
Anche le Coop che avrebbero dovuto cominciare i lavori sono ferme, eppure lo scorso novembre si parlava di iniziare i lavori entro il 2012, brutto segno anche questo. Lavati chiedeva di poter rimanere a produrre nella sede storica fino al 2016 in modo da ammortizzare i costi, ad oggi forse questa previsione dovrebbe essere rivista, anche perché è passato un anno di non attività e i contatti si perdono facilmente. «L’imprenditore – spiega Annalisa Marchi –non ha presentato nessuna proposta all’ ufficio tecnico, al tempo si era mossa anche l’Unione Industriali , da allora, dopo un periodo frenetico di incontri, non sono stata più contattata da nessuno».
Tanti interessi in ballo che per ora sono bloccati; le cooperative non possono partire con i lavori se non hanno una quota sociale consolidata e intanto si sono già sobbarcate l’onere per lo sversamento di olio combustibile nel Bisenzio , il carbonizzo deve fare i conti con la crisi e l’andamento del mercato( i dipendenti sono ancora in cassa integrazione, che però terminerà a dicembre) mentre l’amministrazione comunale vorrebbe far partire il piano edilizio, più volte annunciato, per rilanciare la zona della Briglia, mettendo fine alle continue lamentele dei cittadini. Il carbonizzo si trovava in piazza della Chiesa 2, vicino all’ ex fabbrica Forti, anch’essa in pessime condizioni, il piano di recupero complessivo prevede un complesso residenziale con una passeggiata ciclopedonale lungo fiume, strade, parcheggi e funzionalità di negozi di vicinato, importanti impianti di produzione di energia rinnovabile per le nuove costruzioni.
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