Sicurezza
Calvana, l’inchiesta punta sui soccorsi
La tragedia del bimbo morto in gita, l’autopsia conferma: il piccolo Franco Lori non aveva malformazioni congenite
PRATO. Nessuno è ancora iscritto nel registro degli indagati, ma le attenzioni della Procura sono sempre più orientate verso gli operatori del 118 nell’inchiesta sulla morte del piccolo Franco Lori, il bambino di 11 anni deceduto la mattina del 26 giugno sulla Calvana durante una gita della parrocchia di Paperino.
Don Carlo Gestri, che è stato per giorni al centro delle cronache dopo la tragedia, sembra uscito di scena, mentre i presunti ritardi nelle operazioni di soccorso sono ora il vero oggetto dell’inchiesta, in attesa dei risultati ufficiali dell’autopsia condotta dalla dottoressa Martina Focardi, affiancata dai consulenti di parte Giovanni Marello e Andrea Gennai. L’autopsia sostanzialmente ha confermato quello che era emerso a un primo esame, e cioè che Franco Lori non era affetto da malformazioni cardiache congenite. Questo fa aumentare le probabilità che la sua morte sia dovuta a un malore che si è sviluppato durante la gita, forse per le particolari condizioni atmosferiche (quel giorno faceva molto caldo sulla Calvana). Ma per attribuire qualche responsabilità serve il cosiddetto “nesso causale”, serve cioè che nella relazione tecnica sia scritto nero su bianco che il bambino avrebbe potuto salvarsi se fosse stato soccorso prima. E questo ancora non c’è.
Sul ritardo, invece, ci sono più certezze, perché è un fatto che una delle accompagnatrici della gita, Alessandra Foddi, ha chiamato la centrale del 118 alle 13,07 e poi alle 13,16, mentre il via libera all’elisoccorso è stato dato solo alle 14,08 e il piccolo Franco è stato soccorso più di un’ora dopo che ha accusato il malore. La testimonianza di Alessandra Foddi è ritenuta molto importante, anche perché l’animatrice della parrocchia aveva frequentato un corso di primo soccorso e nelle telefonate dice chiaramente che il bambino aveva perso conoscenza. C’è di più. Le viene anche detto di fare particolari manovre per accertarsi che il bambino non risponda agli stimoli e anche queste manovre danno esito negativo. Che cosa succede a questo punto? Succede che probabilmente le due operatrici del 118 non si intendono con l’animatrice. Preferiscono inviare un’ambulanza via terra pur sapendo che per arrivare a Casa Bastone, sulla Calvana, servono più di 20 minuti, oltre al pezzo di sentiero da percorrere a piedi con le pesanti attrezzature.
Saranno solo gli operatori del turno successivo, quello che inizia alle 14, ad allertare l’elisoccorso. Ora le prime due operatrici non lavorano più alla centrale 118 di Prato. Sono state trasferite altrove. Ma l’Asl non ha mosso nei loro confronti alcun addebito.
Nelle ultime settimane, oltre ad ascoltare decine di telefonate, il sostituto procuratore Lorenzo Gestri ha sentito molti testimoni, compreso il responsabile della centrale 118, Simone Magazzini.
Ma solo quando avrà in mano la relazione tecnica sull’autopsia potrà fare le sue valutazioni e decidere se è opportuno iscrivere qualcuno nel registro degli indagati. Serve quel “nesso causale”, mancando il quale si potrà discutere all’infinito sul presunto ritardo nei soccorsi, senza che ciò sia penalmente rilevante.
Paolo Nencioni
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