Il dolore
«Basta che Prato resti capoluogo»
Il presidente del Comitato provinciale area pratese Risaliti: «Ma il nostro non è campanilismo»
PRATO. «Lo scriva, come diceva il vecchio Rolando Caciolli per Prato la differenza fra avere o no la Provincia e, con essa, il riconoscimento di capoluogo è la stessa che passa fra essere e non essere».
Roberto Risaliti ha il gusto per la battuta, ma si schernisce quando danno del campanilista a lui e al comitato provinciale area pratese (Cpap), che dal 10 ottobre 1981 perora in ogni salsa e in ogni sede la causa dell'autonomia di Prato. Spiega, anzi che soltanto con l'istituzione della Provincia sia stato possibile avere in città gli “uffici identitari” per una comunità: la prefettura, la Camera di Commercio, i comandi provinciali delle forze dell'ordine. Questa è la lezione della storia: «Purtroppo in Italia gli uffici e i servizi non vengono offerti secondo necessità, ma in base all'attribuzione dello status di capoluogo. Da parte nostra, pertanto, non è mai stata una battaglia campanilista. Faccio fatica a comprendere chi nelle categorie economiche, ignorando questo fatto, preferisce salire sulla Calvana per notare periodicamente che Firenze, Prato e Pistoia formano un'unica Piana».
Parole che vogliono avere il sapore del pragmatismo, ma che al contempo riflettono una devozione decennale alla causa.
Dalla passione si sta per passare ai fatti. Cosa si aspetta dal consiglio delle autonomie che nelle prossime ore formulerà una proposta ufficiale di riordino delle Province?
«Abbiamo ribadito che la nostra richiesta è di far rispettare la legge. Prato secondo il decreto del governo deve restare capoluogo di qualunque Provincia i politici avranno intenzione di istituire».
Una soluzione vale l'altra?
«È evidente che stabilire i confini di delimitazione conterà molto, ma se il governo non dovesse concedere deroghe – rendendo così impossibile l'unione con la sola Pistoia, anche la “Provinciona” estesa fino a Massa può andare bene».
Una preferenza l'avrà pure.
«Dal punto di vista del territorio sarebbe più adatta l'ipotesi di un'estensione dell'area di Prato e Pistoia a Lucca senza la Versilia, oppure la fusione con alcuni Comuni del Mugello o dell'empolese per raggiungere il parametro di grandezza fissato dal governo».
Visto che è dirimente la permanenza a Prato del capoluogo non la convincerà molto il ragionamento del presidente della Regione, Enrico Rossi in favore della città metropolitane e delle aree vaste.
«In Regione quelli che parlano di mostro istituzionale a proposito dell'eventualità di una Provincia con i confini da Prato a Massa sono gli stessi favorevoli al riconoscimento di un mostro a triplice testa. Vorrebbero Firenze capoluogo di Regione, città metropolitana e capoluogo di una Provincia comprendente anche Prato e Pistoia. E questo farebbe perdere a questa città il titolo di capoluogo e gli uffici territoriali annessi, è pacifico».
Ma si può immaginare che in una “Provinciona” Prato mantenga tutti gli uffici?
«Secondo il vademecum del governo i servizi verranno collocati nel capoluogo, è vero, ma potranno esistere gli uffici distaccati. Però, se mi è consentito un parallelo vent'anni fa partecipai a Firenze a una riunione del consiglio provinciale e i più ostili alla nascita della nostra Provincia fecero notare: con un fax possiamo arrivare in un minuto ovunque. Oggi potrei dire che con un secondo si può fare altrettanto con una mail o con una videoconferenza».
Il problema resta, qualche ufficio Prato dovrà essere disposto a sacrificarlo.
«Noi auspichiamo la conservazione della prefettura, dei comandi provinciali di guardia di finanza e carabinieri, del catasto, della Camera di Commercio, dei vigili del fuoco e del provveditorato. Poi penseranno i politici a mediare, ma questa è la nostra base per trattare».
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