Attenzione
Silli: «Il Pdl, un partito da lavare in varechina»
Formattatore della prima, ora sarà il 7 a Treviso con altri 1.500 amministratori Su Renzi: «Mi piace ma è di sinistra e non potrei mai vestire la sua casacca»
PRATO. “Formattatore” della prima ora, tra i cinque fondatori del correntonone Pdl, Giorgio Silli, 35 anni, cosa pensa della ricandidaura del sindaco Cenni?
«Noi chiediamo che venga rispettato il codice etico che non vuole dire precludere le candidature a chi è indagato ma a chi è condannato. Non dimentichiamoci che siamo di centrodestra e siamo garantisti. La mio posizione personale è quella che deve essere: Cenni ha lavorato bene, in questo momento la magistratura sta facendo chiarezza ma è solo indagato, quindi per quanto mi riguarda può essere certamente ricandidato. Se fosse condannato sarebbe diverso».
Ricandidabile anche dal punto di vista politico?
«Assolutamente sì anche se è chiaro che il primo a volerlo deve essere lui e che di sicuro bisognerà creare le condizioni affinchè si possa rivincere».
Parliamo dell’imminente tornata delle politiche, che giudizio dà del Pdl nazionale?
«Sarei un folle a dire che tutto va bene. Ma la struttura di partito potrebbe essere la medicina giusta se solo i vertici si rendessero conto che c'è necessità di un esame di coscienza».
Chiarisca.
«E' finita l'epoca dei nani e delle ballerini. E' finita l’epoca delle candidature perché si è amico o amica di qualcuno. Deve essere finita l’epoca di quelli che vanno in Parlamento o nei consigli regionali e chi li ha votati non sa nemmeno che faccia hanno. Per questo vogliamo le primarie o le preferenze. Vede, non siamo giovanilisti a tutti i costi, noi chiediamo a tutti i costi rinnovamento: della classe dirigente e del modo di fare politica».
Il primo passo è l’uscita di scena di Berlusconi?
«Berlusconi è necessario al partito perché fa da collante tra le diverse anime ma non è più sufficiente e soprattutto avra un ruolo fondamentale quando si renderà conto che questo partito deve essere lavato nella varechina. Il partito deve ripartire dagli amministratori locali che sono gli unici che i voti se li conquistano uno per uno».
All’interno dei formattattori c’è un movimento, “l’Italia chiamò”, che è appunto formato da soli amministratori locali.
«E' un’ evoluzione nata dalla nostra volontà di porre questione al partito a livello nazione e il documento di nascita è stato sottoscritto da quasi mille amministratori locali in tutta Italia e da circa 25 sindaci del Pdl i quali, per dimostrare che non voglio poltrone, si sono impegnati a non candidarsi alle prossime politiche per non lasciare la città che governano. Chiediamo solo di poter contare di più nel partito per dare una speranza alla società e al futuro dei giovani della mia generazione. Il prossimo appuntamento è fissato a Treviso il 7 ottobre, prevediamo l’arrivo di mille cinquecento persone e un bus partirà anche da Prato».
Renzi invece da sindaco si è candidato premier. Le piace?
«E’ un coetaneo ed è ovvio che mi piaccia come si pone. Ma è un uomo di sinistra e non potrei mi vestire la sua casacca».
Sono da rinnovare anche i vertici locali del partito?
«A livello locale ho sostenuto con tutta la mia forse Mazzoni che non ha più trent’ anni ma è persona per bene e di questo ha bisogno la politica: di persone per bene».
Le correnti interne al Pdl pratese sono meno attive?
«Le correnti ci sono state in passato ma per quando mi riguarda guardo oltre. Vorrei si trovasse una sintesi per riuscire a rivincere le lezioni, il congresso è ormai alle spalle».
Vorrebbe rifare l’assessore?
«Certo. Sto facendo l'esperienza più bella della mia vita e firmerei adesso per fare un secondo mandato. Anche se molto spesso si tocca con mano quando l’'Italia abbia necessità di una profonda riforma delle pubblica amministrazione. Il potere che ha ancora l'apparato burocratico di Comuni, Province, Regioni e ministeri è eccessivo».
Con gli occhi di un trentacinquenne, di che ha bisogno la città?
«Prato e i giovani, tutti, hanno bisogno di una cosa sola: speranza e la speranza si costruisce con la fiducia nel presente e nel futuro quindi con il lavoro e la possibilità di farsi una famiglia».
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