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Prato

Dipendente delle Poste rubava i pacchi

Dipendente delle Poste rubava i pacchi

Buttava gli incarti nei cestini: arrestata grazie alle telecamere nascoste, ha patteggiato una condanna a sei mesi

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PRATO. Rovistava nei pacchi in arrivo alle Poste centrali di via Martini e ogni tanto si portava a casa qualcosa. Nulla di troppo prezioso, ma sufficiente per formulare l’accusa di furto.

Per questo mercoledì sera una dipendente delle Poste, la sessantenne Stefania Locci, è stata arrestata in flagranza dalla polizia postale e ieri ha patteggiato una condanna a sei mesi ottenendo la sospensione condizionale della pena.

Capita di rado, ma ogni tanto capita. Stavolta sono stati gli stessi colleghi della dipendente a innescare l’indagine che ha portato al suo arresto. Qualcuno si era accorto che c’era qualcosa che non tornava nelle operazioni di smistamento dei pacchi. Alcuni erano spariti, su altri probabilmente c’erano segni di manomissione. Ma non c’erano sospetti, o se anche c’erano, non c’erano prove.

E così le Poste hanno informato la sezione distaccata della polizia postale presso la Stradale e i poliziotti hanno deciso di installare delle telecamere nascoste nel locale dove si pensava che potessero avvenire i furti.

I risultati non si sono fatti attendere. Guardando le riprese, i poliziotti hanno visto che la dipendente frugava nei pacchi e in qualche caso li apriva. Ce n’era abbastanza per intervenire, cosa che è stata fatta mercoledì sera, quando Stefania Locci è stata colta con le mani nel sacco. Che poi è un parolone, visto che nella fattispecie si era appropriata soltanto di una rivista di cucina.

Ovviamente gli agenti le hanno chiesto se quella fosse la prima volta ed è stata lei stessa ad ammettere che sì, altre volte magari aveva preso qualcosa. La perquisizione si è così estesa all’abitazione della donna, dove sono stati ritrovati altri oggetti prelevati dal deposito delle Poste.

Ma non stiamo parlando di assegni o denaro contante, nemmeno di gioielli. Si tratta di piccoli gadget, riviste e altra roba che a margine del processo è stata definita «paccottiglia».

I sospetti si sono appuntati su un dipendente fin dall’inizio, quando si è visto che i pacchi saccheggiati erano solo quelli non “tracciati”. Doveva essere per forza qualcuno che conosce le procedure delle Poste e sa che è meno rischioso agire così.

Ma non tanto scaltro da cancellare le tracce. Sembra infatti che una ulteriore prova che c’era un impiegato infedele all’interno sia saltata fuori quando qualcuno si è accorto che gli imballaggi dei pacchi aperti, anziché essere distrutti o portati via, erano stati semplicemente gettati dal ladro dentro i cestini dei colleghi. E’ bastato fare due più due.

Ieri Stefania Locci, difesa da Fabio Scalise, è comparsa davanti al giudice Nicotra (che ha convalidato l’arresto) e ha concordato col pubblico ministero Carlo Cioni un patteggiamento a sei mesi, pena sospesa.

Paolo Nencioni

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