Il dolore
«Osservazioni, Provincia in malafede»
Il Comune replica: «Sono 80 gli ettari di terreno agricolo trasformabili in 25 anni e non 600». Domani incontro Rossi-Cenni
PRATO. Duecentosessantasette osservazioni al Piano strutturale del Comune di Prato tra quelle inviate da privati, da istituzioni e da categorie. «Poche - commenta l’assessore alla urbanistica Gianni Cenni - perché probabilmente il piano è stato capito in quanto comunicazione e fase di partecipazione sono state sufficienti». Delle 267 osservazioni «tra quelle non pertinenti e quelle non conformi - è il giudizio del presidente della commissione urbanistica Emanuele Berselli - almeno un terzo verranno scartate». Ma l’ufficio di piano, per voce del professor Gianfraco Gorelli : «le esaminerà tutte approfonditamente, lavoro che ancora dobbiamo iniziare, e senza alcun pregiudizio vedrà cosa e come poter accogliere alcune delle indicazioni ricevute». E se le osservazioni della Regione, alla fine, non hanno urtato la sensibilità dell’urbanistica pretese («non ci sono toni perentori - commenta Gorelli - e su alcuni aspetti certamente si dovrà aprire una riflessione»), quelle della Provincia qualche malumore l’hanno provocato.
Per due e più ordini di motivi. «Il primo tocca la sfera della correttezza- attacca Cenni - perchè le osservazioni della Provincia sono state rese pubbliche quando i termini per la presentazione erano ancora aperti e quindi il Comune non ha ritenuto di dover replicare alle critiche se non a termini abbondantemente chiusi (il 14 ndr)». Il secondo riguarda i rapporti tra enti: «Sui piani strutturali - sottolineano Cenni, Gorelli e Berselli - di solito le istituzioni collaborano e si confrontano difficilmente si scontrano». Poi c’è il terzo ed è di merito. In particolare sull’allarme lanciato dall’assessore al territorio Alessio Beltrame sul nuovo consumo di territorio agricolo.
Per la Provincia i circa 600 ettari di terreni che da esclusivamente agricoli passano ad urbani (28 ettari), da prevelentemente agricoli a urbani (290 ettari), da esclusivamente agricoli a prevalentemente agricoli (318) e altri di minore ampiezza, perdono in ogni caso i vincoli e possono essere messi in trasformazione. Un errore rosso, secondo il Comune. «Il piano strutturale è chiaro - spiega Gorelli - proprio su questo punto. Gli ettari trasformabili , non per forza, ma solo se ce ne sarà la necessità, nell’ambito dell’intera durata del piano fissata in 25 anni, sono 80 e non di più. Di questi inoltre solo un terzo (circa 16 ettari ndr) potranno essere trasformati col primo regolamento urbanistico che avrà una durata di cinque anni. Il Piano - aggiunge - è certamente elastico nelle previsioni ma molto rigido nei divieti». E’ il presidente della commissione urbanistica a precisare ulteriormente: «Il contenitore all’interno del quale l’ufficio di Piano ha individuato le possibili trasformazioni è sì di circa 600 ettari ma di questi solo una minima parte potranno essere utilizzati». Appunto 80 ettari. «Il confine tra malafede e ignoranza - chiosa l’assessore - è sempre labile». E non basta .Secondo l’urbanistica del Comune, le affermazioni dell’assessore Beltrame collidono in maniera evidente con il giudizio contenuto nella prima pagine delle osservazioni proprio della Provincia. «Il piano strutturale - c’è scritto - del quale si condivide la struttura tecnica e la metodologia di costruzione, si ispira al principio di sostenibilità dello sviluppo e ne deriva obiettivi di tutele e di sviluppo condivisibili e in linea di massima coerenti con il Ptc della Provincia».
Poi c’è il capitolo dell’ospedale, sul quale l’assessore Cenni non ha alcun dubbio: «Il Comune vuole il polo oncologico». Il testa a testa sul futuro del Misericordia e Dolce potrebbe rivelarsi l’unico punto di scontro vero tra Regione - che vuole mettere a valore l’area con residenza e terziario cercando di recuperare i 43 milioni da destinare al nuovo ospedale - e il Comune che insiste sul centro di ricerca avanzato. Un gran pasticco: nel piano strutturale del Comune di volumi su quell’area non si parla, «anche se - spiega Gorelli - abbiamo tenuto presente la necessità di destinare al massimo 18mila metri quadrati alle trasformazioni». Nel Puv, il programma unitario di valorizzazione, previsto per le aree sanitarie dalla legge regionale del marzo scorso e che per i cambi di destinazione di uso traccia una corsia preferenziale, invece indica con chiarezza 18mila metri quadrati di residenziale 5mila di terziario. «Se la Regione - conclude l’assessore - nell’area del Misericordia e Dolce vuole fare una colata di cemento, se ne prenderà la responsabilità». Anche di questo e dell’intero progetto per Prato parleranno il sindaco Roberto Cenni e il governatore Enrico Rossi nell’incontro fissato per domani.
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