Il Tirreno

Prato

In coda davanti ai mercatini dell’usato

di Maria Lardara
In coda davanti ai mercatini dell’usato

In questo momento lavatrici e frigoriferi sono gli oggetti più richiesti e si possono trovare tra i 60 e gli 80 euro

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PRATO. Frugano fra gli armadi e le dispense. Nel tentativo di sbarazzarsi del servizio del posate della nonna o magari di quel giocattolo di cui il bambino si è stancato al mare. A pensarla così tanti ieri mattina si sono dati appuntamento al “Mercatino” di piazza del Mercato Nuovo: prima delle nove, una ventina di persone faceva la fila ai cancelli per lasciare in conto vendita oggetti come una sdraio del mare oppure un’attrezzatura per gioco da bimbi. E tutto per un pugno di euro. Aspettavano a gloria la riapertura del negozio dopo la chiusura per ferie per disfarsi di merce che non usano più ma comunque tenuta in buone condizioni.

«Ultimamente sono molto richiesti gli elettrodomestici usati – fa sapere il titolare Graziano Sposito -: si può portare a casa un frigorifero a 80 euro oppure una lavatrice a 60, prezzi davvero stracciati. Stiamo attenti a selezionare gli oggetti. Altrimenti, con tutta la merce che la gente ci porta dovremmo avere un magazzino enorme». Mercatini, una volta eldorado per il popolo di collezionisti, ora ancora di salvezza per chi vuole risparmiare in tempi di crisi. L’affare è presto fatto: in questo spazio di 400 metri quadri l’articolo rimane in conto vendita (l'esposizione gratuita) per 60 giorni, la percentuale di guadagno per il cliente oscilla fra il 75% (per l’high tech) e il 50% (oggettistica, libri, elettrodomestici e abbigliamento) mentre il restante va al commerciante. E’ il gioco della domanda e offerta, il compratore che se la cava con un ferro da stiro a 10 euro come nuovo grazie a un offerente che l’ha lasciato in conto vendita. E i pratesi da qui passano, guardano, annusano l’affare tra i tanti oggetti accumulati e ben identificati da cartellino che indica prezzo e primo giorno esposizione. Affari che devono andare bene a occhio e croce ai titolari del mercatino vista la fila delle persone che s’accumula ai primi giorni di ogni mese per riscuotere la percentuale sull’oggetto venduto. «A centinaia si presentano puntuali anche per riscuotere anche 2 o 3 euro. Nel caso che la vendita vada a buon fine, il proprietario dell’oggetto viene pagato i primi giorni del mese successivo. Pensiamo noi ad avvisarlo dell’avvenuta vendita con una lettera a casa. La regola – ci spiega la responsabile Martina - è quella comunque di concordare il prezzo a meno della metà del prezzo di vendita». In questo posto, dove ti giri all’angolo e ti spunta l’oggetto che non ti aspetti come un trolley Roncato grande a 20 euro, c’è l’imbarazzo della scelta sull’arredo e sui mobili di ogni tipo. Pezzi unici che fanno impazzire il collezionista di turno. «In realtà il target è eterogeneo – fa notare Sposito -: c’è chi viene a comprare qui per risparmiare oppure perché ha la mentalità ecologista del riciclo e del recupero». Il reparto di punta è quello dell’abbigliamento. Due mesi fa, dall’armadio di una giovane pratese facoltosa, residente alla Pietà, sono usciti capi di abbigliamento unici griffati Pinko, Gucci e Patrizia Pepe, roba praticamente nuova. «E’ sparita tutta in un giorno solo: le clienti facevano a gara – riprende Martina -. Alla fine con 15 euro ti prendi una maglietta di Patrizia Pepe».

Ma il primo a Prato ad aprire un mercatino in conto vendita nel 1997 fu Tommaso Chiani del negozio “Il grande armadio” (via Pistoiese 403/405) che, ultimamente, si fa supportare anche dalle vendite on line sul sito. «In questo modo tengo in conto vendita oggetti che possono tranquillamente rimanere a casa del cliente», fa notare Chiani. Anche qui c’è l’imbarazzo della scelta tra oggettistica usata, modernariato, abbigliamento. «Mai come in quest’ultimo anno è cresciuto il trend delle persone che vogliono vendere oppure comprare oggetti usati. Il più particolare? Un intero ospedale da campo della seconda guerra mondiale da un migliaio di euro. Pensavo fosse difficile venderne i singoli pezzi e invece…» .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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