Gioco
«Se la Regione vuole quei 43 milioni volumi come ai Gigli»
L’assessore Caverni fa i conti sull’area ospedaliera fa le “pulci” alla tesi di Ciuoffo e ribadisce: nessun accordo
PRATO. «Ho fatto due conti, per accontentare la Regione che dall’area del Misericordia e Dolce vorrebbe ricavare 43 milioni di euro, bisognerebbe costruire volumi pari a quelli dei Gigli, più o meno 68mila metri cubi di cemento». L’assessore al patrimonio Roberto Caverni sorride e tira la stoccata: «Certo la giunta Cenni non lo farà mai. Se la Regione vuole procedere che dia il mandato al commissario». Che prima o poi, se il testa a testa sulla destinazione dell’area del vecchio ospedale, dovesse continuare arriverà. Questione di pochi mesi.
Nessun tentennamento, inoltre, sulla linea individuata. Per sindaco e assessori il vecchio ospedale non dovrà essere abbattuto per realizzare case e uffici ma semplicemente trasformato per accogliere il centro di ricerca oncologico. Che però il presidente della Regione Enrico Rossi vuole fare a Careggi, a Firenze. «Anche perché - continua Caverni - escludo e con cognizione di causa che un accordo tra Regione e Comune sia mai stato perfezionato sulla destinazione del vecchio ospedale». Nella fase degli incontri a Firenze tra tecnici regionali e comunali, l’idea di occupare il perimetri del Misericordia e Dolce con 18mila metri quadrati di residenziale e 5mila di terziario, era stata ventilata. «Si tratta dei volumi contenuti nel piano strutturale di Prato - spiega l’assessore - e che indicano il livello massimo di edificabilità dell’area. L’accordo era che la proposta delle Regione avrebbe dovuto essere presentata alla parte politica di Prato per la valutazione. Cosa che non è ancora avvenuta e avverrà alla ripresa dell’attività».
Puntini sulle “i” anche su ciò che l’ex assessore all’urbanistica Stefano Ciuoffo sostiene, e cioè che non è stata la giunta Cenni a opporsi al pagamento dei 43 milioni di euro dell’area ospedaliera, ma il contratto era già decaduto grazie una clausola di rescissione voluta dallo stesso Ciuoffo. «Fatto vero - afferma Caverni - clausola grazie alla quale abbiamo potuto negare alla Regione il versamento successivo di una quota esorbitante e per altro senza alcuna copertura di bilancio visto che, nelle manovre, non abbiamo trovato un euro destinato a quell’acquisto». Il fatto è però, secondo Caverni, che la clausola rescissoria poteva far valere il proprio effetto solo in caso che l’inizio dei lavori fosse slittato oltre una certa data. «Cosa che è avvenuta - continua Caverni - ma solo perché la società che ha perso la gara ha fatto ricorso». Un evento, quindi, fuori dall’ordinario. «Se il ricorso non ci fosse stato - conclude Caverni - il Comune avrebbe dovuto pagare. Con cosa è un mistero».
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