Sicurezza
Ospedale, basta bugie accordo già scaduto prima dell’era Cenni
L’ex assessore all’urbanistica Ciuoffo: «La clausola l’ho fatta inserire io ma non acquistare l’area resta un errore»
PRATO. «Che il sindaco Cenni sia riuscito a bloccare quello che il deputato Pdl Riccardo Mazzoni chiama "il patto scellerato", evitando di pagare i 43 milioni per l'acquisizione dell'area del Misericordia e Dolce, è una bufala clamorosa». E Stefano Ciuoffo, ex assessore all'urbanistica della giunta Romagnoli, sa quel che dice. Perché è uno dei protagonisti dell'accordo di programma stilato nel 2005 con Regione e Asl con il quale si definivano termini e tempi per il passaggio dell'area ospedaliera in campo al Comune.
«Quel documento, quando è stato preso in mano dall'attuale sindaco, era già bell'e che scaduto semplicemente perché proprio io ho fatto aggiungere una clausola nella quale si diceva con chiarezza che se i lavori non fossero iniziati nel tempi prefissati l'interno accordo sarebbe decaduto. Questa condizione si è verificata e quindi il contrattato nel 2009 non era già più valido». Tanto per mettere i puntini sulle "i" o come preferisce dire l'ex assessore «per smetterla di non dire la verità».
Ciuoffo ha pochi dubbi anche su un'altra questione: sull'errore, cioè, commesso dall'amministrazione a non acquistare l'area. «Tutto ciò che sta accadendo oggi - dice - si sarebbe potuto evitare se il Comune avesse rinegoziato i termini del contratto applicando valori del mercato immobiliari nel frattempo enormemente ribassati e utilizzando il un poderoso ribasso d'asta strappato dalla Regione in sede di gara». Insomma, secondo l'ex assessore, se qualcuno in Comune si fosse messo a studiare bene le carte, avrebbe potuto metter le mani su un'area decisamente strategica per lo sviluppo della città a ben meno di quanto invece si pagherà: forse non in termini di euro ma certamente in tonnellate di cemento.
E non la manda a dire nemmeno alla Regione. «La legge regionale sulla valorizzazione delle aree ex ospedaliere che addirittura prevede il commissariamento in caso di mancato accordo sul progetto per il cambio di destinazione d'uso, non ha alcun senso. E bene ha fatto il Comune a bocciarla. Solo che il passo successivo avrebbe dovuto essere quello di indicare la via d'uscita, ovvero indicare delle scelte». E aggiunge: «La pianificazione non può avere come obiettivo quello di fare cassa, ma l'analisi della sostenibilità degli interventi partendo da quello che sono i bisogni della città». Per l'ex assessore «l'unico possibile, almeno dal punto di vista dei risultati, è un percorso da fare con le regole della democrazia: confronto, dialogo, mediazioni, scelte finali condivise. Non si arriva da nessuna parte - conclude - entrando a gamba tesa nel campo avversario».
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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