Sicurezza
L’ex sindacalista che tiene vive le tradizioni della Calvana
La sua famiglia era di origini contadine ed ha sempre vissuto nel paese di Pizzidimonte «Mio nonno era un comunista doc di larghe vedute, diceva che i padroni non hanno sempre torto»
PRATO. Un sindacalista con il pallino della Calvana, Mauro Franceschini pensionato della San Giovanni, da dodici anni organizza passeggiate fra storia e natura per far conoscere, non solo ai pratesi, le bellezze di questi monti.
«L’idea di organizzare le camminate- spiega – è di mia moglie, io ho messo le gambe e l’esperienza appoggiandomi al circo Arci dei Risorti alla Querce».
La storia personale di Franceschini s’intreccia con quella della Calvana; la sua famiglia di origini contadine ha sempre vissuto a Pizzidimonte sfruttando la Calvana come strumento di sostentamento. «Devo tutto a mio nonno che era un comunista doc ma di ampie vedute, – spiega l’ex sindacalista – mi ha insegnato il rispetto e la dignità, che i padroni non hanno sempre torto e naturalmente ad amare e a conoscere la Calvana».
I ricordi vanno a cinquant’anni fa quando il nonno lo portava al pascolo e gli insegnava i segreti delle montagne e dei suoi abitanti. «Al tempo le case si chiamavano con il nome o il soprannome degli abitanti, ad esempio il toponimo di casa Bastoni deriva dall’ abitudine del fidanzato di una delle figlie del proprietario: quando andava a fare all’amore lasciava il bastone fuori dalla porta».
Un paesaggio e un’attività completamente diversa da quella a cui siamo abituati. Al tempo la Calvana era abitata, soltanto a Cavagliano c’erano almeno 50 famiglie (oggi è rimasto un solo pastore) e la presenza dell’ uomo per secoli ha mantenuto “sano” il territorio. «L’uomo – spiega Franceschini - è stato per secoli la sentinella di questo territorio, coltivando ha reso la terra più morbida, ha ripulito i boschi e ha tenuto lontano gli animali selvatici, con lo spostamento verso la città tutto questo prezioso lavoro si è perso, per questo è importante riportare la gente in Calvana, per dimostrare che è un territorio ospitale dove si può vivere e lavorare».
Nei dodici anni di attività delle passeggiate fra storia e natura Franceschini ha accompagnato sui sentieri almeno sessantamila persone ,che hanno iniziato a vedere con occhi diversi i monti che circondano Prato. «La conoscenza è alla base del rispetto, per questo le nostre sono camminate e non escursioni di trekking, durante il percorso ci fermiamo per spiegare gli aspetti naturalistici e storici, camminiamo tanto, ma con calma, senza fretta».
E così si scopre che in Calvana ci sono i tartufi e delle more buonissime, che le giunchiglie hanno colori fantastici e ci sono pure le orchidee oppure che l’erba, grazie ai fenomeni carsici, è particolarmente gustosa tanto da dare un sapore particolare al latte. «Qualche risultato lo abbiamo ottenuto – spiega Franceschini – finalmente la Calvana non è più associata al rapimento di Soffiantini. Anche in quell’ occasione venne tratteggiato un ritratto completamente sbagliato, l’imprenditore non si è mai nutrito di bacche, anzi mangiò in un ristorante di un paese alle pendici della Calvana, ma per tutti le montagne sono diventate un covo di delinquenti».
Di tutt’altro genere invece le immagini che racconta Franceschini. «Tre sono i ricordi a cui sono più affezionato; il primo è legato a un pranzo di Pasquetta a Mezzo Poggio quando venni invitato da una famiglia siciliana che aveva mantenuto tutte le tradizioni della sua terra, ma nel contempo si era perfettamente integrata con il territorio. L’altro risale a quando ero bambino e c’era la festa della fienagione, un tripudio di colori e odori. L’ultimo è il pellegrinaggio a piedi da Pizzidimonti a Boccadirio, era l’evento dell’ anno, si partiva in processione guidati dal prete e si aveva la mappa delle famiglie ospitali e quello dove non bisognava fermarsi».
Franceschini, oltre che un camminatore e una guida è anche un uomo che partecipa alla vita politica e sociale sempre con il supporto del circolo i Risorti, a primavera ha organizzato una raccolta di firme contro la realizzazione delle case popolari alla Querce e ha iniziato una battaglia per evitare che venga riaperta la vecchia cementizia, sostiene la realizzazione di un parco della Calvana e in tempi passati è più volte intervenuto sul problema di Gonfienti. «Credo nell’importanza del dialogo – spiega – quello che mi preoccupa ora è proprio l’assenza di confronto e di proposte ».
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